Il Pallone d’Oro (alternativo)

Quagliarella con l’attuale maglia, quella della Sampdoria

di Giuseppe Lupoli

Il 2018 è stato, per il calcio, un anno di grandi cambiamenti e tante sorprese; Luka Modric ha vinto il Pallone d’Oro, “rompendo” il dominio, ormai decennale, di Cristiano Ronaldo e Messi, inoltre, la “sua” Croazia è arrivata molto vicina al titolo mondiale. Cristiano Ronaldo è passato dal Real Madrid, la squadra più forte degli ultimi anni, alla Juventus, un club che ambisce a vincere quello che ha conquistato la squadra spagnola in Europa. Erano molti anni, che un campione di questa levatura non decideva di venire a giocare nel Belpaese. Un’ altra importante squadra italiana, il Milan, invece, continua ad avere problemi e sanzioni, che ne stanno bloccando la crescita in ambito sportivo, dovute alla gestione societaria, ma l’elenco dei fatti importanti del “mondo del football” potrebbe continuare.

In casa nostra, nessun giocatore è andato vicino ai grandi trofei internazionali e la nostra Nazionale, non ha neanche partecipato ai Mondiali russi. Quindi, anche vedere un calciatore azzurro con il Pallone d’Oro è pura utopia.

In queste ultime settimane, però, c’è un attaccante, non più giovanissimo, del nostro Paese, che sta facendo la differenza in Serie A e che sta mostrando ancora una volta il suo valore.

La sua carriera è costellata di grandi gol, partite importanti, ma anche di momenti difficili e periodi bui. Il suo nome è Fabio Quagliarella. La punta, classe 1983, è stato fino ad oggi, dati alla mano, uno degli attaccanti azzurri più forti e completi della generazione di giocatori post-Mondiali 2006. Ha segnato in tutti i modi ed è il giocatore, tra quelli in attività, ad aver segnato più gol nel campionato di massima serie.

L’attaccante campano ha fatto bene ovunque, girovagando per lo Stivale da Nord a Sud.

Nel 2009, arrivò la chiamata del Napoli, dopo le buone stagioni con Sampdoria e Udinese e l’approdo in Nazionale. L’esperienza nella sua squadra del cuore fu, però, fugace; una brutta storia di stalking, di cui fu vittima, fece allontanare Quagliarella dalla maglia azzurra del club partenopeo. La Juventus lo acquistò e arrivarono i primi trofei, ma la concorrenza risultò forte e spesso il suo fu un ruolo da comprimario. Nel 2014, approdò al Torino, la squadra in cui era cresciuto ed in cui aveva esordito, giovanissimo, in Serie A. Nel 2015, una sua rete, portò al Toro una vittoria nel derby che mancava da vent’anni, ma l’amore con la tifoseria granata durò poco. Dopo una rete al Napoli non esultò ed i dissidi con la Curva Maratona diventarono insanabili. Nulla si sapeva ancora sul caso di stalking di cui era stato vittima per anni e che l’aveva fatto allontanare dalla città partenopea.

All’inizio del 2016 si trasferì alla Sampdoria, altra sua vecchia conoscenza. A Genova, i risultati non tardarono ad arrivare. Nel campionato 2017-18 segnò 19 reti, suo record personale e nel campionato in corso sta facendo, statisticamente, pure meglio del torneo precedente e ha segnato per nove partite consecutive, come fece David Trezeguet, nel lontano 2005.

Fabio Quagliarella, all’inizio del 2019, compirà 36 anni ed è arrivato il momento di iniziare a tracciare un bilancio sul suo percorso nel mondo del calcio.

La sua carriera è importante ma, con le sue qualità, avrebbe potuto raggiungere picchi ancor più alti. I problemi personali, essere arrivato alla Juventus, forse in un momento in cui gli mancava la tranquillità nella vita personale ed aver giocato in una Nazionale in crisi, come quella campione mondiale in carica, non hanno giovato al suo definitivo approdo nell’Olimpo dei campioni.

Assegnerei a lui un fantomatico Pallone d’Oro, per la sua costanza, per la sua tenacia e per i tanti bellissimi gol realizzati che hanno reso meno amaro questo percorso tutto incentrato sul “cosa poteva essere…”.

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