Dieci tendenze da controllare per non diventare brutte persone

Fonte: Internazionale

Il neuroscienziato Christian Jarrett pubblica su Aeon un articolo brillante, la cui tesi di fondo è che la natura umana non è granché e che, per dirla tutta, tendenzialmente siamo (noi tutti!) proprio delle brutte persone.

Ho scritto tendenzialmente, e vorrei sottolinearlo. Vuol dire che non diamo il peggio di noi necessariamente, o ineluttabilmente. Vuol dire invece che per dare il meglio, o almeno il meno peggio, dobbiamo fare un piccolo sforzo.

Del resto, non c’è gusto né merito a comportarsi bene se si ignora quanto facile e istintivo sarebbe comportarsi male. E non c’è ammirazione verso chi si comporta da brava persona se non si è consapevoli di quanto siano forti le tendenze a essere egoisti, fatui, superficiali o insensibili.

La tesi di Jarrett si articola in dieci punti, ciascuno dei quali è sostenuto e confermato da consistenti evidenze di ricerca. Eccovi una sintesi. I link rimandano alle più rilevanti tra le fonti citate da Jarrett.

  1. Vediamo le minoranze, le persone vulnerabili e in generale le persone che più ci appaiono diverse da noi come meno umane di noi. Per esempio, culture diverse dalla nostra ci appaiono automaticamente meno evolute. I giovani tendono a deumanizzare i vecchi. Tutti tendono a deumanizzare le donne alcoliste (ma, attenzione, non gli uomini alcolisti). Tutto ciò alimenta l’aggressività, l’indifferenza e il pregiudizio.
  2. Già da piccoli, proviamo piacere per le sfortune altrui. Il termine tedesco che indica questa attitudine è Schadenfreude. Il piacere è accresciuto quando ci convinciamo che la disgrazia sia “meritata”. Questo comportamento è presente anche nel regno animale, per esempio tra gli scimpanzé.
  3. Tendiamo a incolpare gli individui del loro cattivo destino. Siano poveri, vittime di stupro o malati di aids, ci viene automatico pensare che, in un modo o nell’altro, la loro disgrazia se la siano andata a cercare. Questo ci aiuta a tutelare la nostra fiducia in un mondo “giusto”, in cui ogni effetto ha una sua causa. Per estensione, apprezziamo i ricchi pensando che il loro status sia meritato.
  4. Siamo ciechi e dogmatici. Ignoriamo ostinatamente i dati che contraddicono le nostre convinzioni pregresse, e qualsiasi evidenza contraria non fa che rafforzarci nelle nostre posizioni. Questo comportamento deriva in parte dal fatto che le nostre convinzioni sono connesse con il nostro senso di identità, e in parte dalla sicumera che ci rende troppo convinti di saperla più lunga degli altri.
  5. Preferiamo una scossa a un pensiero. Questa sì che è bella: un controverso studio del 2014 afferma che il 67 per cento dei maschi e il 25 per cento delle femmine partecipanti ha preferito subire una scossa elettrica piuttosto che passare da 6 a 15 minuti chiusi in una stanza con l’unica compagnia dei propri pensieri.
  6. Sovrastimiamo le nostre capacità. È l’effetto Dunning-Kruger: meno sappiamo e più presumiamo di sapere, meno valiamo e più presumiamo di valere. L’effetto si accentua fino a diventare del tutto irrazionale se riguarda le qualità morali e i princìpi: di fatto, tutti (e perfino chi si comporta in modo palesemente antisociale) pensiamo di essere più etici, gentili, onesti e affidabili della media delle persone.
  7. Siamo ipocriti, e applichiamo la logica dei due pesi e due misure. Siamo molto più sensibili alla disonestà o alla maleducazione altrui che alla nostra. Quando ci comportiamo male tendiamo a dare la colpa alle circostanze, ma quando un’altra persona si comporta nell’identico modo, incolpiamo lei e il suo pessimo carattere. Il fenomeno ha un nome: si chiama asimmetria attore-osservatore.
  8. Siamo tutti potenzialmente dei troll. I social network possono ingigantire alcuni dei peggiori aspetti della natura umana, e l’anonimato non aiuta. Questo non vale solo per chi abbia una propensione all’interscambio aggressivo. Sui social network l’aggressività è contagiosa – a dimostrarlo è una ricerca condotta su 16 milioni di post – e genera ulteriore aggressività anche in chi, di suo, non sarebbe aggressivo.
  9. Scegliamo i nostri leader per i motivi sbagliati. Scegliamo leader i cui atteggiamenti muscolari e le cui dichiarazioni incendiarie ci sembrano testimoniare il loro appartenere alla categoria dei “maschi alfa”, e non per quanto sanno essere efficaci. Nel mondo della finanza la leadership sembra correlata con la presenza di tratti psicopatici, con la tendenza ad agire d’impulso e con una bassa intelligenza emotiva.
  10. Troviamo più attraenti le dark lady e i tipacci. Le ricerche suggeriscono che, almeno nel breve periodo, risultano più attraenti gli individui la cui personalità comprende i tratti della cosiddetta triade oscura: un insieme di narcisismo, manipolazione e insensibilità. C’è ancora bisogno di approfondire ma, intanto, conviene starci attenti quando si va in cerca di fidanzati.
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