La maledizione dello tsunami di Natale colpisce ancora

Una mappa della zona fornita dal giornale spagnolo El Pais

L’Indonesia (già colpita dal terribile tsunami del Santo Stefano 2004, che provocò in totale più di 250.000 morti) rimane in allerta e con un occhio gettato sull’attività del vulcano Anak Krakatau – risvegliatosi dopo quasi un secolo – la cui eruzione sabato scorso innescato una frana sottomarina e lo tsunami che , al momento, ha causato la morte di 373 persone, la scomparsa di 128 e ha lasciato altri 1.459 feriti, oltre a provocare l’evacuazione in aree elevate delle isole di 12.000 abitanti. Nel frattempo, la ricerca di sopravvissuti e persone scomparse continua. “Il numero delle vittime e dei danni continuerà ad aumentare“, ha dichiarato Sutopo Purwo Nugroho, portavoce dell’Agenzia nazionale per la gestione dei disastri.

L’allerta rimane fino a questo lunedì. “Nel caso dei terremoti, la possibilità di un secondo tsunami è molto piccola. Ma siccome questo sisma è stato causato da un’eruzione, lo scenario è diverso “, ha detto Rahmat Riyono, direttore della Agenzia meteorologica, climatologia e geofisica dell’Indonesia.

Gli esperti ritengono che lo tsunami sia stato generato da una frana sottomarina prodotta dall’eruzione di Anak Krakatoa, che non ha attivato gli allarmi che registrano i movimenti sismici. Il vulcano ha eruttato quasi quotidianamente negli ultimi tre mesi; l’ultima volta, questa domenica. Pertanto gli esperti avvertono del rischio di nuovi tsunami a causa dell’attività vulcanica.

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