Donne che odiano le donne

wonder woman

di Dalila Giglio

 

Non sono solita a utilizzare Facebook per dar voce ai miei pensieri: preferisco esprimerli verbalmente o, tutt’al più, affidarli alla scrittura nella forma dell’articolo di giornale.

Tuttavia, nei giorni scorsi ho sentito la necessità di esprimermi attraverso il network di cui sopra, sospinta dalla voglia di dire pubblicamente la mia sue due avvenimenti – assai diversi fra loro ma accomunati dalla grande risonanza popolare che hanno suscitato-, il matrimonio dei Ferragnez e l’apertura, nella mia città, di una casa di appuntamenti con bambole in silicone, sicché ho commentato gli articoli di un noto quotidiano agli stessi dedicati.

Trascorsi appena pochi minuti dalla pubblicazione, mi giungono le notifiche che mi avvisano dei commenti di risposta ai miei due brevi scritti: vado a subito a vedere, incuriosita. Si tratta di due donne, entrambe giovani, ma di età differenti, che usano nei miei confronti parole dense di astio, sarcasmo e irrisione, usando, peraltro, toni confidenziali.

Le mie colpe, mi fanno capire indirettamente, sarebbero quelle di essere inconsciamente gelosa del rapper e della influencer, che sono belli, ricchi e famosi, e di non rendermi conto di vivere in una città che è il crocevia della magia nera e di quella bianca, l’unica idonea, per via di questa sua caratteristica, a ospitare un luogo di perdizione quale la casa delle sex dolls.

E dire che io mi ero limitata a osservare, seppure con ironia, che i Ferragnez, essendosi fidanzati, sposati e avendo messo al mondo un figlio che non intendono battezzare, almeno per un paio di anni, forse, non ci avrebbero più ammorbato con le foto e con  i video dei grandi eventi che li vedono protagonisti assoluti, e che la riservatezza e la scarsa propensione dei torinesi ad allacciare relazioni sociali, non è tale da rendere necessaria l’apertura di una casa per appuntamenti con bambole .

Le mie parole, per quanto ironiche (definirle sarcastiche sarebbe eccessivo) non erano né critiche né offensive, sebbene non neutre, eppure…eppure sono bastate a scatenare una piccola onta di rabbia e livore. Che i social rappresentino una sorta di “sfogatoio pubblico”, un non luogo dove linciare, anche se solo verbalmente, il prossimo senza sapere nemmeno di chi si tratti, è cosa nota, ed è il principale motivo per il quale il più delle volte rinuncio a dire la mia.

Ciò che mi ha negativamente impressionata non è stato tanto l’ “attacco” in sé, quanto il fatto che lo stesso sia pervenuto da delle donne, peraltro come già accaduto in passato, in occasione dei miei sporadici interventi sul web. Delle donne, ovvero delle persone appartenenti al mio stesso genere sessuale, che magari si battono con le parole e con i fatti per arginare la discriminazione femminile e la violenza di genere, che spesso hanno profili social in cui si mostrano solari e sorridenti, nonché solidali con i più deboli e amanti degli animali e dei bambini, ma che non riescono a esimersi dallo scagliarsi con veemenza contro una sconosciuta la cui unica colpa è quella di dire una cosa che si discosta dal loro pensiero o che lo contraddice, finendo col comportarsi non tanto diversamente dagli uomini che mostrano delle difficoltà a relazionarsi normalmente con il sesso opposto.

Non è solo della violenza maschile nei confronti delle donne, quindi, che bisognerebbe occuparsi, ma anche di quella che le donne stesse perpetrano nei confronti delle altre donne; bisognerebbe, forse, interrogarsi sul perché oggi le donne, che appaiono determinate a fronteggiare la minaccia rappresentata dal maschio ostile agendo come un’unica compagine, non riescano a essere realmente alleate e a rispettarsi nelle loro diversità.

All’aggressività femminile è dedicato il bel volume “La violenza indicibile. L’aggressività femminile nelle relazioni interpersonali”, nel quale le autrici evidenziano come l’aggressività femminile, seppure più relazionale e indiretta rispetto a quella maschile, non sia affatto una caratteristica atipica e come, al contrario, non si rilevino grosse differenze fra uomini e donne nella manifestazione della violenza nella gestione dei conflitti relazionali (siano essi fra uomini e donne o fra donne e donne).

Una lettura utile a comprendere le ragioni dell’aggressività femminile e a sfatare il mito della violenza femminile quale rara eccezione: esistono anche le donne, e non soltanto gli uomini, “che odiano le donne” (e non soltanto le donne).

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