Hollywood: tra Trump e Twitter

di Nicolò Venturen

 

Recentemente il mondo del cinema è stata colpito da una notizia di una certa rilevanza che sta scatenando non poche reazioni.
James Gunn, regista dei due acclamati episodi di Guardiani della Galassia, è stato licenziato1 dalla regia del terzo capitolo – di cui aveva già completato la sceneggiatura – da parte di Alan Horn, CEO dei Walt Disney Studios.

Se analizziamo i fatti e la motivazione, la conseguente decisione è assolutamente giustificata: sono emersi dei tweet di circa 10 anni fa, in cui il regista ironizzava su argomenti come stupro e pedofilia. Normale che un’azienda che produce film destinati in particolare ai giovani, non si sia potuta esimere dall’allontanamento immediato.

Di questo episodio si è già detto e scritto molto, ma quello su cui vale la pena riflettere è il contesto in cui tutto questo è avvenuto, anche solo allargando leggermente la prospettiva.

 

Ma prima facciamo qualche passo indietro.

Tutto è iniziato con le accuse di molestie sessuali rivolte ad Harvey Weinstein. Improvvisamente si è scoperto che Hollywood non è più un luogo sicuro e chiunque può vedere la sua carriera finire in un lampo.

Quello che però ha fatto storcere un po’ il naso, è il fatto che la notizia ha colto tutti di sorpresa. Nessuno sapeva niente dei fattacci di Weinstein, l’unico che ha alzato la testa sopra questo velo di ipocrisia/ammesso di esserne a conoscenza è stato Quentin Tarantino.
Dopo il produttore, tra le altre illustre vittime dello show business ci sono state: John Lasseter (Direttore della Pixar), Kevin Spacey e Woody Allen, letteralmente abbandonato dagli Amazon Studios. L’ultimo film che ha ormai finito di girare parla di un uomo di mezza età (Jude Law), che si innamora di una giovanissima modella (Elle Fanning). Decisamente l’argomento meno appropriato di questi tempi. Fortunatamente, sempre su Amazon, si può acquistare il suo capolavoro Manhattan, anche se a ben pensarci ha una trama simile.

 

Per tornare ai giorni nostri, ci sono almeno tre aspetti da sottolineare:

Innanzitutto, la Marvel e naturalmente anche la Disney, sapevano perfettamente chi fosse James Gunn. Per chi non lo sapesse è un regista che viene dalla Troma, casa di produzione indipendente di film ad alto tasso di violenza (per farsi un’idea basta scorrere google immagini su The toxic avenger o Terror firmer).

Gunn ha spesso attaccato Donald Trump, naturalmente su Twitter. La persona che ha tirato fuori i tweet incriminati – Mike Cernovich – è un attivista pro-Trump con un accusa di stupro nel 2003.

Terzo, la Disney proprio in quei giorni si trovava nel mezzo della storica acquisizione della 20th Century Fox, fase in cui si è particolarmente sotto la lente di ingrandimento.

 

Al di là del fatto che da quando Gunn è stato assunto alla Marvel, ha messo da parte il suo lato provocatorio e per niente divertente (parole sue), scusandosi più volte dei suoi trascorsi, il punto non è giudicare in base alla simpatia/antipatia o al rammarico di non poter vedere conclusa una sua opera.

Il punto è che la decisione non è stata presa per vero senso di giustizia o per etica, ma per convenienza. Perché c’era un certo contesto politico ed economico che ha portato ad una giustizia mirata in base alle necessità del momento. Una scelta fatta affinché il pubblico sappia che si stanno prendendo i giusti provvedimenti, che i “cattivi” non esiteranno ad essere eliminati, come nel più manicheo dei film Disney.

 

Il bisogno di salvaguardare prima di ogni altra cosa l’immagine, la superficie, è ormai ben rappresentata dal ruolo che ricoprono i social nelle nostre vite. La cui capacità di incidere sulle persone, ad occhio e croce sembra superare la legge stessa.

Dalle accuse vere e concrete di Weinstein si passa a tweet discutibili, ma espressione di idiozia, non di reato. Tuttavia se il pubblico, ti giudica colpevole, allora lo sei, o meglio, chi prende le decisioni, si adegua all’opinione prevalente di chi andrà a vedere il tuo prodotto. Alla fine si arriva al più scontato dei finali. Quello dove il guadagno muove ogni cosa, sposta tutti gli equilibri.

 

A questo proposito la lettera pubblica2 che ha scritto Chris Pratt, star di Guardiani della Galassia insieme al resto del cast, va proprio in questa direzione. Si parla di una “divisione politica” che non può che essere alimentata dal “tribunale dell’opinione pubblica”. E sembra riflettere questo clima di perbenismo e bisogno quasi necessario di essere giudici del web.

 

Ci si potrebbe chiedere a questo punto perché non controllare i profili Twitter, Instagram, Facebook di ogni attore e regista. A partire dalle personalità più scomode.

Avrei qualche nome da suggerire, personalmente mi fido poco di soggetti come Sacha Baron Cohen e Ricky Gervais. Comici che fanno della provocazione il loro mantra.

O ancora:

David Cronenberg (li avete visti i suoi film?),

James Franco,

Robert Downey Jr.,

Walt Disney,

Paolo Sorrentino (un po’ d’Italia ci vuole),

Donald Trump (no, non mettiamo in mezzo anche la politica),

Salvin.

Uscendo dal campo del cinema darei un’occhiatina anche a quello che scrivono o hanno scritto Stephen King, H.P. Lovecraft e Oscar Wilde.

Anzi, qualcuno ha già ipotizzato che la soluzione potrebbe essere bruciare tutti i libri.

 

Nota bene: Visto che probabilmente anche questo articolo rimarrà scolpito “sulla pietra del digitale”, vorrei sottolineare la natura assolutamente goliardica dei nomi tirati in ballo. Non vorrei essere licenziato.

 

 

Post Scriptum:

 

Tra le varie reazioni, due sono particolarmente significative:

 

– Sapete chi è Bobcat Goldthwait?

Magari il nome non vi dice niente, ma potreste ricordarlo nella serie di film Scuola di polizia dove interpretava il poliziotto Ted. Attualmente lavora come doppiatore proprio per la Disney. Su twitter3 difende l’amico James Gunn e lancia accuse molto dirette alla casa di Topolino.

 

– Tra i “Guardiani” che si sono esposti di più, c’è sicuramente l’attore ed ex-wrestler Dave Bautista, interprete dell’alieno Drax nei due film. È arrivato ad affermare4 che se non verrà usata la sceneggiatura di Gunn, abbandonerà il film, pronto a farsi sostituire da un altro attore.

 

In tutto questo la Marvel, e in particolare Kevin Feige, non si è ancora espressa.

Potrebbe essere un buon segno.

 

Note

1- https://www.badtaste.it/2018/07/20/guardiani-della-galassia-vol-3-james-gunn-licenziato-dalla-regia-del-cinecomic-marvel/324257/

2- https://www.badtaste.it/2018/07/30/james-gunn-la-lettera-dei-guardiani-della-galassia-in-difesa-del-regista/325934/

3- https://www.badtaste.it/2018/07/24/bobcat-goldthwait-supporta-james-gunn-e-chiede-alla-disney-levate-la-mia-voce-dai-vostri-parchi-giochi/325005/

4 – https://www.badtaste.it/2018/08/06/dave-bautista-abbandonera-guardiani-della-galassi-vol-3-se-non-verra-usata-la-sceneggiatura-di-james-gunn/326847/

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...