“Di buona famiglia”

Buonafamiglia

di Giuseppe Lupoli

 

Le parole hanno un significato e, spesso, questo aspetto è considerato poco rilevante. Lo si può intuire anche leggendo alcuni quotidiani o vedendo un telegiornale. Pochi giorni fa, una ragazza inglese è stata violentata a Napoli da due ragazzi e poi, ulteriore schifo, anche da un terzo uomo che le si era avvicinato con la scusa di soccorrerla.

 

I primi due stupratori vengono definiti “…di buona famiglia” e “…appartenenti a famiglie molto in vista…”. Prima di tutto, non interessa a nessuno come sia la famiglia di questi criminali. Inoltre, la cosa più abietta è che in questi casi per “buona famiglia”, non si intenda una casa in cui si cerca di dare educazione e serenità ai propri figli, ma si vuol far capire che sono famiglie ricche e potenti. Quindi, un nucleo famigliare composto da un padre operaio, madre casalinga e magari più figli da far crescere, dovrebbe essere definito una “cattiva famiglia”, secondo il ragionamento di questi scrittori incompresi che lavorano in tante redazioni.  

 

In questi casi così violenti, in cui i protagonisti sono ragazzini viziati e menefreghisti, viene sempre evidenziato il ceto sociale della dinastia, come se fosse un’attenuante. Un po’ come quando, dopo una strage famigliare efferata, l’autore della carneficina viene sempre definito dal vicino di casa, che alza le spalle stupito dell’accaduto, come “un tipo tranquillo e normale” e che, soprattutto, “salutava sempre”. Il fatto che, dopo averti salutato per le scale, abbia deciso di “affettare” moglie, figli, genitori, suoceri e che, magari, in casa fosse, abitualmente, un violento, non  ti colpisce minimamente? L’aspetto importante è che salutasse. Probabilmente, anche Hitler e Pacciani salutavano i loro dirimpettai, ma io non sarei stato, comunque, tranquillo a vederli tutti i giorni.

Più che a scrivere aspetti che non informano su nulla e danno solo una visione un po’ distorta della realtà, questi “professionisti della notizia” dovrebbero pensare non alla “buona famiglia” ma ad una buona informazione.

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