Il bene più prezioso

Marchionne

di Giuseppe Lupoli

 

Sembrerà un discorso da “vecchie zie” ma, c’è un bene più prezioso della salute? In questi ultimi giorni, una delle notizie più importanti è stata quella riguardante le gravissime condizioni di salute (e la scomparsa verificatasi oggi) di Sergio Marchionne, che ha dovuto lasciare tutti gli incarichi alla FCA.

 

Il potente manager era uno di quei personaggi che divide, fortemente, l’opinione pubblica; per alcuni è un genio che ha risollevato le sorti della Fiat, per altri uno spietato dirigente che ha fatto solo gli interessi degli azionisti.

 

Io vorrei andare oltre questa diatriba. Ho letto, nelle ultime ore, che l’amministratore delegato di FCA ha avuto, negli ultimi quattordici anni, in cui è stato a capo di questo impero automobilistico, dei ritmi di lavoro impressionanti . Dormiva pochissimo, viaggiava in continuazione, presenziava a riunioni a getto continuo e, per anni, ha avuto pochissimo tempo da dedicare alla vita privata.

 

 

Sicuramente, ne avrà avuto un tornaconto economico, ma alla fin fine ne è valsa la pena? Da quello che trapela, probabilmente la sua malattia è causata anche dalla sua dipendenza dal fumo , settore in cui, ironia della sorte, operava facendo parte del consiglio di amministrazione della Philip Morris. Sicuramente, anche il suo stakanovismo non l’ha aiutato.

 

Spesso, non ci pensiamo, ma intorno alla salute ruota tutto. Si può essere un manager con guadagni a molti zeri, con molto potere ed influenza, vivere in posti bellissimi ed avere un tenore di vita molto alto ma, se non si è sani, a cosa servono tutti questi orpelli?

 

Tutto questo sforzo non serve neanche ad essere ricordati a lungo, perché nel nostro mondo, in cui tutto si consuma velocemente, Marchionne è stato rimpiazzato, appena le sue condizioni sono apparse irreversibili. “The show must go on”, come dicono gli inglesi.

 

“Tutti sono utili, ma, nessuno è indispensabile” dicevano sempre le “vecchie zie”, sopracitate. Quindi, se l’umanità ha continuato il suo percorso dopo le dipartite di personaggi come Giulio Cesare, Napoleone Bonaparte e John Fitzgerald Kennedy, come possiamo noi “comuni mortali” pensare di essere esclusi da questo naturale processo?

 

Il raggiungimento della ricchezza dev’essere un mezzo per stare meglio e non un fine, altrimenti si rischia di rovinarsi la vita o di accorgersi di questa verità quando è troppo tardi.

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