“I Pesci”: la band che ti impara le cose

Pesci

Intervista a cura di Dalila Giglio

 

1) Partiamo dal nome che avete scelto di darvi: immagino che lo Zodiaco non c’entri…

(Il frontman del gruppo scoppia in una fragorosa risata)

Immagini bene… anche se, quella di scegliere un segno zodiacale e di studiarne le caratteristiche al fine di scrivere pezzi che potessero essere, potenzialmente, apprezzati solo dai nativi del segno prescelto…poteva essere un’idea.
Ormai, per provare a fare il musicista, non basta più avere quattro bei visini- che, peraltro, noi abbiamo-, servono nozioni di marketing, fotografia, video making, social media managing, e… magari anche un gancio al catasto non guasterebbe.
In realtà, la risposta ufficiale che diamo sempre alla stampa è questa: “abbiamo scelto questo nome perché, come i pesci, nuotiamo liberi e controcorrente, cercando di rimanere autentici nel pensiero e nelle azioni e di non incastrarci nelle strette maglie del web e nell’appiattimento del pensiero unico generato dai media”.

Caspita, che risposta seria…

Vuoi la verità?  È un nome corto e rimane impresso, tanto basta.

2)Camicia rossa, cravatta nera e occhiali da sole: una “divisa” che cela simpatie milaniste?

(Alessandro ride di nuovo…devo essere particolarmente comica!)

No, nemmeno il calcio c’entra. Semplicemente, abbiamo pensato a un’immagine facilmente riconoscibile e identificabile che, insieme al nome, potesse dar vita a un vero e proprio “brand”, permettendoci, al tempo stesso, di ovviare ai nostri terribili gusti in fatto di abbigliamento.

3) Veniamo alle domande serie. Raccontaci come, quando e, soprattutto, perché nascono iPesci.

Faresti prima a cercare su Google, ma, visto che ci troviamo qui…faccio che raccontartelo io.

All’anagrafe nasciamo nel 2013, in concomitanza con la nostra iscrizione al casting di Area Sanremo: siamo arrivati tra i primi 10 ma siamo stati scelti.

Che ne è stato dei primi classificati?

Non saprei, non ne ho mai più sentito parlare…

4) È da poco uscito il vostro nuovo singolo, “Calippo”, che vede la partecipazione di Johnson dei Righeira, uno dei gruppi a cui avete dichiarato di far riferimento: come siete arrivati a questa collaborazione e cosa ha significato, per voi, avere la possibilità di “duettare” con un artista così noto?

Durante l’ascolto dei provini, i ragazzi della “Wave Life”, lo studio di produzione torinese in cui avviene tutta la post-produzione dei nostri lavori, ci hanno aiutato a metterci in contatto con Johnson, che non solo ha ascoltato a apprezzato il brano, ma ha anche deciso di collaborare con noi dicendosi disponibile al featuring. Naturalmente, è stato un onore.

5) Ascoltando “Calippo” ci si ritrova, di colpo, catapultati nei favolosi anni ’80, ancor più quando, all’ascolto del pezzo, si accompagna la visione del video, che strizza l’occhio alle atmosfere di Sapore di Sale. Credi che gli anni ’80 siano stati effettivamente favolosi come si dice e che, pertanto, non si possa fare a meno di esserne nostalgici?

No, non credo. Per quanto ci riguarda, abbiamo pateticamente assecondato la moda del momento (ci siamo venduti, non siamo più iPesci di Kill’em all e Master of puppets)

6) I giovanissimi, che degli anni ’80 sanno poco o nulla, si sono persi qualcosa?

Qualcosa??? Si son persi tutto! Le Fiat Uno senza aria condizionata, quasi tutti i genitori sotto la soglia dell’analfabetismo, le foltissime ascelle delle ragazze… potrei andare avanti a lungo ma preferirei fermarmi qui, altrimenti finisco con l’emozionarmi e piangere…

7) Cosa significa essere una band italiana idiot pop in tempi di indie e trap?

Significa non vendere un disco! (eccola di nuovo, la risata sfacciata di Alessandro, che, però, si arresta improvvisamente). È triste, non portare la cena a casa.

8) Vorreste essere i nuovi Elio e le Storie Tese e, magari, un giorno, approdare a Sanremo e classificarvi ultimi?

In realtà non credo di saper far ridere: i miei testi non contengono battute esilaranti. Tuttavia, mi piacerebbe saper scrivere che so, come Checco Zalone, ad esempio. In ogni frase ricerco la sorpresa o la provocazione, stando attento a evitare le banalità e i riempitivi. Se poi, a volte il risultato ottenuto è che la canzone fa ridere…si tratta di un effetto non voluto.

9) Spesso la scena musicale torinese viene dipinta come vivace e interessante; voi che Torino la vivete, siete di questo avviso?

Non saprei… siamo fuori dai cosiddetti “giri fighi,” quelli indie del centro per intenderci. Non è che li snobbiamo, ci proviamo ad entrare ma… niente. Chissà, forse si vede che siamo figli di operai…ad ogni modo, chi lavorerà realmente bene, chi avrà più fiato ed energia…ce la farà. “Gli altri, a fare i benzinai”. (il cantante cita un brano de Lo Stato Sociale)

10) A quando il tour?

Stiamo organizzando il tour per lo scioglimento della band: sono quelli che funzionano meglio.

11) Come ogni boy band che si rispetti…avrete delle groupie

Solo Matt Caprari: ragazze, cercate @mattcaprari su Instagram…e capirete!

12) Qualche piccola anticipazione sui progetti futuri?

Rubare l’identità e le ragazze a Matt Caprari!

13) Che titolo dareste a questa intervista?

“Ipesci, la band che ti impara le cose”.

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