Il monotono coro dei “competenti” contro il governo gialloverde

Conte
Giuseppe Conte, il neo-premier della coalizione M5S – Lega

di Dalila Giglio

 

Italiani, popolo di santi, di navigatori, di poeti”…e di politologi.

Dopo anni di disgusto, se non di disinteresse, nei confronti della politica interna, nei giorni scorsi moltissimi miei conterranei si sono riscoperti alfieri della democrazia, della Carta Costituzionale e della tutela del bene comune.

Salvini e di Maio sono riusciti laddove molti hanno fallito: seppure del tutto involontariamente, hanno saputo risvegliare coscienze politiche assopite da anni, inducendo a esporsi perfino coloro che, un po’ per indole caratteriale, un po’ per convenienza, di norma si mostrano restii a esprimere pubblicamente le loro opinioni.

Comunque vada a finire, l’esperimento gialloverde sarà un successo, poiché è a esso che si deve il rinnovato interesse del popolo italico nei confronti dell’arte del governo.

Ci sarebbe di che gioire, se solo tutto questo amore per la cosa pubblica e le istituzioni non si riducesse a una mera valanga di post e di commenti, quasi sempre al vetriolo, sui social network; ben vengano la democrazia, la libertà d’espressione e la Rete, che dà modo di dire la sua a chiunque lo desideri, ma oltre lo scritto ringhioso o caustico di un utente, che cosa c’è?

C’è un, magari anche minimo, substrato di conoscenza della materia su cui si dibatte o si disquisisce su argomenti che non si padroneggia a fondo giusto per il piacere di dissertare o per assecondare l’istinto a far sentire la propria voce?

“Chi è senza peccato scagli la prima pietra”: assodato il sacrosanto diritto di tutti a esprimere liberamente e in qualunque forma le proprie idee e le proprie opinioni in merito a qualsivoglia questione, quanti di noi potrebbero, sinceramente, esternare un parere obiettivo, imparziale, supportato da argomentazioni logiche e, come tale, degno di rilievo, sulla legittimità del recente gesto di Mattarella, sulla necessità di dar vita a un governo politico – singolare per via della sua composizione ma frutto della volontà popolare risultante da regolari elezioni – piuttosto che a uno neutrale o tecnico o di “traghettamento”, sulla realizzabilità del contratto di Governo, sulla bontà delle intenzioni dei due vice Presidenti del Consiglio? Lo stesso dicasi per qualsiasi altro tema di ordine politico ed economico, in quanto, facendo uno sforzo di onestà intellettuale, si sarebbe costretti a riconoscere che gli individui che possono vantare una preparazione politica, economica nonché sociale adeguata, che consenta loro di fornire un parere che possa effettivamente rivelarsi utile all’amministrazione dello Stato, e non un semplice punto di vista soggettivo supportato da convincimenti personali, sono pochi.

La politica è un affare serio, complesso, che non si può liquidare con frasi fatte, commenti semplicistici, meme e vignette sarcastiche. La politica richiede conoscenza, informazione imparziale, militanza. Se si parla di qualcosa che non si conosce abbastanza a fondo, sulla base di idee che ci si è formati senza aver avuto l’accortezza di accedere a un’informazione non di parte, si finisce per non differire troppo da coloro che, a parole, si combatte vigorosamente, ossia i vituperati politicanti.

La politica è una cosa bellissima, che tutti dovremmo sforzarci di conoscere al meglio tenendo, tuttavia, bene a mente che si tratta, come diceva Liszt, della “scienza dell’opportunismo” e dell’ “arte del compromesso”, in modo tale da non rimanere disorientati e spiazzati di fronte ai giochi di potere e alle manovre di palazzo: i Governi vanno sempre giudicati a posteriori, sulla base dei fatti, delle decisioni adottate, degli atti posti in essere, senza lasciarsi prendere la mano dai pregiudizi, dai preconcetti, dalle simpatie, dalle antipatie e dalle dichiarazioni preelettorali e postelettorali. In questo senso, la Storia insegna.

I Governi devono essere conformi alla natura degli uomini governati”.

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