Giocarsi il futuro

azzardo

di Giuseppe Lupoli

 

Nel mese di aprile, sono stati pubblicati i dati ufficiali  del gioco d’azzardo in Italia, riferibili all’anno scorso. Nel 2017, è stato sfondato il tetto di 100 miliardi giocati dagli Italiani.

Una cifra mostruosa; basti pensare che, solo dieci anni fa, i denari giocati nel nostro Paese erano meno di un quarto di questa cifra.

 

I dati sono in crescita e sono state colpite dalla “febbre del gioco” anche province che, da sempre, vengono considerate come agiate dal punto di vista economico, come Como e Milano. Questo aspetto dà molto da pensare, perché il gioco è considerato dalle classi più disagiate un modo per riscattare la propria precaria situazione.

 

Forse, questo significa che, anche nelle zone più ricche, si sta peggio rispetto a qualche anno fa. La crisi, ormai più che decennale, ha portato a risultati sociali sul territorio che, un tempo, sembravamo perfino impensabili.

 

Inoltre, gli incassi per l’erario sono crollati in percentuale, in sette anni, di un terzo circa. Praticamente, lo Stato ci guadagna sempre meno, gli italiani si impoveriscono sempre di più e le città e le comunità diventano sempre più “aride”, commercialmente parlando, perché una parte consistente degli stipendi e delle pensioni non viene fatta girare nell’economia “normale”, ma finisce in macchinette “mangiasoldi”.

 

Sembra proprio un bel modo per giocarsi il futuro definitivamente. Ci scommettiamo?

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