Armi di distrazione di massa

sindacati

di Giuseppe Lupoli

 

Il 20 aprile mi trovavo a Bologna. Stavo passeggiando in uni dei centri storici più belli del Belpaese, quando sotto i portici di Via Dell’Indipendenza, da un banchetto della CGIL, due giovani attivisti cercano di attirare l’attenzione mia e di due ragazzi, che mi erano vicino, chiedendo di firmare e dicendo che era importante l’impegno dei giovani.

 

Mi giro interessato, pensando che la raccolta delle firme riguardasse il disastrato mondo del lavoro, che si accennasse all’articolo 18, al precariato ed agli investimenti da fare in tanti settori importanti della nostra economia. Invece no; ero troppo fiducioso. La raccolta delle firme riguardava il pericolo del ritorno del fascismo in Italia. In quel momento, mi sono cadute le braccia ed anche altri organi che viaggiano in coppia e si trovano più in basso.

Come ho fatto a pensare che il più importante sindacato italiano, con una grande storia alle spalle, potesse pensare ai giovani lavoratori o a coloro che sono ancora ragazzi, ma un impiego non ce l’hanno.

Infatti, da come si può desumere dall’esito delle ultime elezioni, il pericolo del ritorno delle camicie nere in Italia è imminente. Questa tesi è avvalorata dai risultati da prefisso telefonico dei partiti di estrema destra. Portare avanti questo discorso per poche migliaia di persone, che in Italia seguono certi movimenti, mi sembra un po’ troppo esagerato. Sarebbe un po’ come dire che la rivoluzione bolscevica nel nostro Paese è ormai prossima, perché in diverse città ci sono centri sociali piuttosto attivi e che hanno un certo seguito.  

Come è ovvio, la cosa importante è che i casi di attacchi squadristici a minoranze o a persone con idee politiche diverse, non avvengano più e che i violenti vengano fermati. Ma di qua a parlare di fascismo alle porte ce ne sta ancora.

 

Purtroppo però il problema principale della CGIL è il fascismo; il mondo del lavoro, anche grazie al prezioso apporto dei sindacati, va sempre meglio. La massa deve essere distratta, in qualche modo, anche con finti pericoli, dai propri reali problemi,  prima che possa dare noie ai manovratori. Nel passato, si sarebbe detto “Divide et impera”, adesso questo famoso motto si potrebbe declinare come “Interverte et impera”.

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