Barbara D’Urso: perchè funziona il “populismo” televisivo

barbara

di Giacomo Giglio

 

Quando si incontra una persona che sa leggere al volo le situazioni e che si adatta mutevolmente a seconda dell’interlocutore con cui parla, si dice di essere di fronte a un “camaleonte”; quando accendi Canale 5 e ti sintonizzi su uno dei programmi condotti da Barbara D’Urso, la quasi 61enne campana simbolo indiscusso della tv popolare targata Mediaset, la sensazione è proprio quella di avere a che fare con un’animale dalle straordinarie capacità mimetiche, capace di catturare gli spettatori con la sua proverbiale qualità di mettersi in sintonia con le corde profonde del Paese.

In un’epoca nella quale si parla moltissimo di “populismo”, la Barbara nazionale è l’epitome di una modalità (che potremmo definire anche politica) di relazione super-emotiva e non-mediata con il suo “popolo”. Innanzitutto, il linguaggio: tra allusioni, calembour elementari e facezie, la D’Urso è la campionessa del “pop” e ama usare le parole come una chiave fondamentale per costruire una relazione vera. Quando, ad esempio, invece di dire “bei ragazzi”, usa la dizione “super-gnocchi“, viene fuori quella vena scherzosa, meridionale e genuinamente super-popolana che fa breccia nel cuore di molti.

Nella scuderia Mediaset, che pure vanta un nutrito “sancta sancturum” di conduttrici simpatiche e rigorosamente alla mano (con eccezione dell’ “intellettuale” De Filippi),  spicca per efficienza ed efficacia: con davvero poco materiale – oggettivamente il cast del Grande Fratello 15 è forse uno dei più imbarazzanti che sia mai stato proposto, vedere una puntata sarà sufficiente a capirlo – grazie a fescennini, esibizioni di muscoli e cosce, ilarità assortite, litigi schietti (almeno all’apparenza),  ma soprattutto grazie alla sua materna vocazione a sorridere e far sentire chiunque ad agio, “Barbarella” vince ancora una volta la gara degli ascolti, riutilizzando peraltro parte della “manodopera” già vittoriosamente sperimentata a Pomeriggio Cinque – la trasmissione pomeridiana in cui il “dursismo” è sorto e nella quale sono nati fenomeni mediatici al 100% trash, come ad esempio il dietologo Lemme o il bizzarro marito della senatrice Pezzopane, Simone Coccia Colaiuta, che ora è entrato nella casa del Gf.

Un pubblico annoiato, che nemmeno segue più la politica (la crisi dei talk show è ormai terminale) e che mostra segnali di stanchezza anche verso le fiction, non può che premiare il populismo benevole della D’Urso, abilissima interprete di un tempo segnato dalla decadenza.

 

 

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