Lacrime di coccodrillo

piazzasancarlo
Uno degli arrestati per la notte di Piazza San Carlo mostra i frutti delle sue rapine sui social

di Giuseppe Lupoli

 

Nei giorni scorsi, a Torino hanno fermato una banda di giovani di origini magrebine, che sembrano essere i responsabili dell’ondata di panico che ha devastato la proiezione della finale di Champions League, in Piazza San Carlo a Torino, in quella che doveva essere una serata di festa. La maledetta sera del 3 giugno 2017, sono rimaste ferite più di 1500 persone ed una giovane donna, Erika Pioletti, ha perso la vita.  

E’ stata una delle serate peggiori della storia torinese, degli ultimi decenni. Si è rischiato di ripetere una strage come al cinema Statuto nel 1983 quando, a causa di un incendio, 64 persone che volevano solo divertirsi, guardando un film “leggero” con Gerard Depardieu, persero la vita.

Nel caso di Piazza San Carlo, solo la “buona sorte” ha evitato che il bilancio fosse ancora peggiore. Comunque, anche chi è si è salvato porterà per sempre il trauma di quella corsa disperata verso la salvezza.

 

Su La Stampa  è uscito un articolo che informa tutti noi, che il capo della banda, che sparando il gas urticante, ha creato il caos, con l’intento di derubare i malcapitati, è disperato e non sa come darsi pace. Pare che questi giovani abbiano fatto altre rapine con la stessa metodologia in Italia ed all’estero, poi vantandosi sui social per i soldi facili che avevano racimolato dagli scippi.

Sicuramente, un’organizzazione migliore avrebbe limitato i danni ma, comunque, un’azione deliberata come quella compiuta da questi criminali crea un grande scompiglio se commessa in mezzo a migliaia di persone, soprattutto in un periodo segnato dal terrorismo.  

Il capo della banda non si dà pace ed i parenti della donna morta riescono a vivere sereni? I genitori, i fidanzati e gli amici di coloro che sono rimasti feriti e che per buona parte della notte sono stati irrintracciabili erano tranquilli in quei momenti?  

La giustizia dovrà fare il suo corso, ma i mezzi di comunicazione potrebbero evitare di creare articoli ad hoc, solo per far crescere il risentimento e segretamente un po’ di razzismo, ma che non informano su nulla. 

Sembra che questi giovani abbiano compiuto un atto gravissimo e, se le loro responsabilità verranno accertate, per tutto questo dovranno pagare. Con quelle azioni, decise a tavolino, hanno messo in pericolo migliaia di persone, pare anche ad altri eventi. Il boss ed i suoi accoliti potevano pensarci prima alle conseguenze dei loro furti da vigliacchi. L’unica risposta alla notizia della sua disperazione è: “Chi se ne frega”.

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