“Io c’è” – la recensione

ioce

di Dalila Giglio

 

Una voce fuori campo si premunisce di avvisarvi fin da subito: se la storia che sta per esservi narrata vi risulterà assurda…fate mente locale e ricordatevi che gli uomini, nel corso del tempo, hanno creduto a narrazioni ben più pazzesche.

E in effetti, più che “romanzesca”, la storia che il film ci racconta pare essere verosimile.

La trama ruota attorno alla figura di Massimo Alberti, un bamboccione un po’ cresciutello, vale a dire un quarantenne figlio di papà, borgataro mancato, proprietario e gestore de “Il Miracolo Italiano”, un B&B piegato dalla crisi economica e irreversibilmente destinato alla chiusura.

Determinato a evitare, a tutti i costi, il fallimento della struttura ricettiva ereditata dal padre in comproprietà con la sorella commercialista e a riportarla agli antichi fasti, Massimo, dopo aver scoperto che il convento sito di fronte alla stessa, reo di avergli sottratto quasi tutta la clientela, è esentasse (in quanto luogo di culto), si attiva per rendere anche il suo B&B un edificio destinato alle attività religiose.

Illuminato sulla via Tuscolana, in seguito al rifiuto da parte di cattolici, ebrei e musulmani di servirsi de “Il Miracolo Italiano” per l’esercizio delle loro funzioni, Massimo decide di fondare una nuova religione: ad assisterlo in quella che all’inizio appare un’impresa quantomeno azzardata, provvedono la sorella e uno scrittore di belle ma vane speranze, nonché nuovo compagno della sua ex moglie.

Nasce, così, lo Ionismo, una dottrina religiosa basata su un assunto tanto banale quanto conturbante: ognuno è Dio di se stesso. Una religione moderna ed edonista, lontanissima dal senso di colpa e dalle privazioni caratteristiche delle grandi religioni monoteiste, che consente ai suoi seguaci di vestire come preferiscono, di mangiare quello che vogliono, di fare l’amore liberamente e di non osservare alcun precetto (per gli ionisti esistono solo i “suggerimenti”).

Partito un po’ in sordina, il nuovo credo conosce una rapida ascesa che finisce col coinvolgere sia la sorella di Massimo che, grazie all’entusiasmo riacceso proprio dallo Ionismo, si riappropria della vitalità perduta e trova il coraggio di porre fine a un matrimonio infelice, sia lo scrittore fallito il quale, nella nuova religione, di cui diventa ideologo, trova una sorta di riscatto.

L’unico a non perdere del tutto la lucidità e a non scordare che lo Ionismo è nato unicamente allo scopo di aggirare il fisco è proprio Massimo, che finisce con l’essere divorato dal mostro da lui stesso creato – come spesso accade a chi crea ex novo qualcosa.

La morale del film è sottile ma chiara: fate attenzione, voi credenti, sembra intimarci il regista Aronadio, ateo convinto a dispetto del nome, poiché, qualunque sia il vostro Credo, i meccanismi a cui siete soggetti sono esattamente i medesimi, rispondendo tutte le religioni allo stesso bisogno, quello di credere in qualcosa che dia un senso all’esistenza.

Una pellicola istruttiva, dissacrante e spiritosa, che riesce nel difficile compito di divertire, far riflettere e, soprattutto, risultare equidistante da qualsiasi religione.

Se non avete la “blasfemia facile”, andate a vederla.

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