Quando muore la gentilezza

fabrizio frizzi

di Dalila Giglio

 

“Sii gentile quando è possibile. È sempre possibile”. Fabrizio Frizzi era uomo gentile: hanno usato anzitutto questo aggettivo, per ricordarlo, i moltissimi personaggi del mondo dello spettacolo e della musica che hanno espresso pubblicamente il loro cordoglio per la prematura e inaspettata scomparsa del noto conduttore. “Gentile” è l’aggettivo che, appresa la triste notizia, deve essere baluginato nella mente di milioni di italiani, pensando a Fabrizio: Frizzi era un uomo realmente gentile e questo traspariva, nitidamente, anche dallo schermo del televisore, ragione per la quale non era necessario conoscerlo personalmente per esserne certi.

Gli appartenevano anche la bonarietà, la professionalità, la signorilità e la solarità -peraltro, tutte qualità che aveva dipinte in volto (Lombroso non aveva del tutto torto, essendo possibile che le fattezze fisionomiche e l’interiorità di un individuo combacino)-, ma su tutte, era la gentilezza a spiccare.

La dipartita di un personaggio televisivo che, per anni, ha abituato il pubblico alla sua presenza, desta sempre un’ondata di dispiacere che si propaga per giorni, ma nel caso di Frizzi non si tratta solo del dolore per la scomparsa di un volto noto, si tratta del fatto che, con lui, è venuta a mancare ciò che egli incarnava così perfettamente e in maniera del tutto naturale: la gentilezza.

Morto Fabrizio Frizzi è morta un po’ anche la gentilezza, quella dote umana così meravigliosa di cui tutti vorremmo sempre essere i beneficiari e di cui così raramente siamo capaci.

Il trapasso di una persona che sentivamo, per qualche ragione, prossima -poco importa che lo fosse effettivamente o meno-, ha sempre l’effetto di arrestare, temporaneamente, quel perenne letargo fatto di quotidianità e di rimozione del pensiero della fine che è la nostra esistenza, e d’indurci a riflettere sull’insensatezza della vita e sull’ineluttabilità della conclusione della medesima; la scomparsa, magari prematura, di un individuo che recava con sé una o più qualità umane che ne facevano un essere nobile d’animo, produce un ulteriore effetto “detonante” in quanto ci porta a pensare che, con essa, verranno meno anche quelle qualità tanto preziose e ambite che è così difficile vedere personificate.

Frizzi sarà a lungo e profondamente rimpianto perché è stato capace di mostrarsi continuativamente garbato, pacato, sorridente e umile, ma anche e soprattutto perché si è impegnato, consapevole del potente strumento di cui disponeva, a far passare il messaggio che quello che il Dalai Lama dice, e cioè che si può sempre essere gentili, è possibile.

Quando un uomo gentile se ne va, accompagnato dalla sua gentilezza, lascia un piccolo vuoto, dietro di sé.

“Siate ribelli, praticate gentilezza”.

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