Il giudice riluttante

Ivan-Zazzaroni-ballando

di Dalila Giglio

 

Quello del giudice, si sa, è un mestiere ingrato, e non soltanto quando lo si esercita all’interno delle aule giudiziarie, come potrebbero, quasi sicuramente, confermare le persone che si sono ritrovate ad assumere tale veste nell’ambito di competizioni sportive, letterarie, musicali e culinarie.

Dell’enorme difficoltà intrinseca al compito di giudicare le prestazioni altrui, Ivan Zazzaroni -giornalista sportivo e, da molti anni, giudice di Ballando con le stelle (a cui ha anche partecipato come concorrente), il format condotto da Milly Carlucci e giunto alla tredicesima edizione- deve avere avuto la percezione, per la prima volta, solo lo scorso sabato quando, in seguito alla performance dell’unica coppia in gara formata da due uomini, si è detto incapace di valutarla, asserendo che la circostanza che fosse stata portata in scena da due persone dello stesso sesso la rendeva, a suo avviso, “fuori contesto” e penalizzante.

Di cosa stiamo parlando, vi chiederete? Di quello che accade all’interno di una trasmissione trash e decadente, che per racimolare (senza, peraltro, riuscirvi) degli spettatori è dovuta ricorrere alla same sex dance, non essendo più sufficienti a fare abbastanza audience i ballerini portatori di disabilità? Cosa potrà mai importare alla gente, alle prese con i problemi concreti dell’esistenza, di due uomini che gareggiano in coppia -supponiamo discretamente ben pagati- all’interno di una trasmissione televisiva?

A molti, a ragione, non importerà nulla, ma, considerando il parlare che, da quando ha avuto inizio il programma, ne fanno i media, e tenuta presente la riprovazione suscitata dalle parole di Zazzaroni, non si può di certo dire che si tratti di un argomento neutrale. E quindi, parliamone.

Il primo quesito che mi sorge spontaneo è il seguente: perché mai in un paese in cui gli omosessuali possono rivendicare liberamente e pubblicamente i loro diritti, essere artisti di successo nonché protagonisti di programmi nazionalpopolari e contrarre unioni civili senza che -quasi- nessuno gridi allo scandalo, due maschi che danzano insieme dovrebbero destare scalpore?

Cosa c’è di disturbante nel vedere due persone dello stesso sesso che ballano? Possiamo guardarle sorridersi, ammiccarsi, baciarsi (perfino accoppiarsi, in qualche pellicola cinematografica) ma non riusciamo a sopportarne la vista se li vediamo muovere dei passi, in coppia, a ritmo di musica? Zazzaroni ne fa una questione di estetica e non di discriminazione legata all’orientamento sessuale, e forse non mente. Ma di quale estetica stiamo parlando, è la seconda domanda che si profila nella mia mente?

Perché l’esibizione tra due persone di sesso opposto risulterebbe bella e “naturale”, dal punto di vista estetico, e quella tra due persone dello stesso sesso no?

Mi pare di ricordare che Roberto Bolle abbia danzato più volte, anche in televisione, con un partner di sesso maschile e che nessuno si sia nemmeno lontanamente sognato di dichiarare che si trattasse di una performance antiestetica.

D’accordo, Ballando con le stelle non è “La Scala” e Ciacci non è Bolle, ma non è questo il punto: che si tratti di una mera questione di desuetudine? Se lo stupore e l’incomprensione che sembrano attanagliare alcuni di fronte a un’esibizione di same sex dance, derivassero unicamente dal non essere soliti a vedere due uomini o due donne ballare insieme?

Eppure, storicamente parlando, la danza tra persone dello stesso sesso non è affatto una novità del mondo moderno, men che mai un’atipicità.

Come gli amanti del tango ben sanno, a Buenos Aires, in un’epoca passata ma non remota, capitava spesso di vedere coppie di soli maschi ballare: la danza, rappresentava, infatti, uno strumento di cui i membri dei ceti sociali più bassi si servivano per dimostrare la loro superiorità e per emergere. Mostrandosi abili nel ballo affermavano la loro preminenza, senza alcun timore di apparire poco virili, e marcavano il territorio.

E il tango non è l’unica danza che prevede la possibilità che due individui del medesimo sesso ballino tra di loro: accade, sovente, anche nelle danze popolari, come nella pizzica, ad esempio, dove il ballo tra uomini assume i toni di una sfida.

Peraltro, come è risaputo da chi frequenta il mondo del ballo, chi pratica le danze di coppia a livello agonistico conosce sia i passi dell’uomo che quelli della donna, e nei locali non è così infrequente vedere persone dello stesso sesso ballare insieme.

Che Zazzaroni non me ne voglia, insomma, ma il ballo tra due persone dello stesso sesso esiste da tempo e non è esattamente un qualcosa di innaturale.

Quello che mi appare realmente allarmante non sono tanto le idee del giornalista sulla same sax dance (che, come tali, possono essere ritenute condivisibili o meno e passibili di critica), quanto il fatto che egli sia, a torto, convinto che un giudice possa rifiutarsi di adempiere al suo compito: chi si assume il gravoso onere di giudicare un altro essere umano, non può e non deve mai rifiutarsi di esprimere una valutazione, di qualunque tipo essa sia e qualunque sia il contesto in cui è chiamato a farlo, programmi televisivi inclusi.

È una questione di rispetto nei confronti di chi ha messo in gioco la propria persona e le proprie capacità. E di gentilezza. Lo diceva già Platone, del resto, che bisogna essere sempre gentili perché ogni persona che incontriamo sta combattendo una battaglia di cui non sappiamo nulla.

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