Il momento degli anti-sistema

Grillo e di maio

 

di Valentina Di Virgilio

 

Steve Bannon, ex statega di Trump, nelle settimane scorse ha incontrato alcuni esponenti politici italiani della Lega e di Forza Italia.
Il suo obiettivo è aggregare tutte le forze anti-sistema per dare una spallata ai governi europei.
Sostiene, inoltre, che i cittadini vadano ascoltati e che si debba risolvere il problema dell’immigrazione in Africa e non in Italia.


In questo clima di insoddisfazione generale, con la percezione dell’immigrazione come un fenomeno che schiaccia completamente i cittadini e che sembra inarrestabile (senza dimenticare la precarietà delle condizioni di lavoro), i partiti cosiddetti “anti-establishmentacquistano sempre più consenso, parlando ai bisogni che gli elettori non sentono più rappresentati dalla politica tradizionale, spesso considerata inadeguata al proprio ruolo.


D’altronde, le ultime elezioni politiche italiane del 4 marzo hanno confermato questa tendenza, dato circa due terzi della popolazione ha votato partiti considerati anti-sistema (seppur vi siano molte differenza tra Lega Nord e Movimento 5 Stelle, ad esempio), che promettono di risolvere veramente i problemi del Paese, contrapponendosi alla classe politica tradizionalmente intesa.
Niente di diverso nel Regno Unito dove, nel giugno del 2016, il risultato della Brexit ha fatto riflettere su come venga percepita l’immigrazione straniera, nemico da tenere sotto controllo e da limitare – un’ onda cavalcata dalla stessa Theresa May, al momento dell’istituzione del referendum.


Infatti, per i cittadini dell’Unione, sarà possibile lavorare solo dopo il rilascio di un “permesso”, il quale sarà regolamentato e tassato per favorire l’assunzione di cittadini britannici. Inoltre, la libera circolazione sarà limitata e gli equilibri economici compromessi, anche se l’effetto a lungo termine non è ancora del tutto chiaro.


Lo stesso Donald Trump, al momento della sua campagna elettorale, aveva espresso chiaramente la propria idea in merito all’immigrazione clandestina. Il suo programma elettorale, ad esempio, prevedeva l’abolizione del diritto alla cittadinanza per nascita e la sospensione dell’immigrazione in alcune aree (si ricordi anche il famoso “muro” al confine con il Messico) o, più semplicemente, il miglioramento delle condizioni lavorative dei cittadini americani.


Steve Bannon, inoltre, guarda alle elezioni europee del 2019 come ad una tappa fondamentale per il consolidamento delle forze populiste, le quali dovrebbero creare un’unione che porterà reali vantaggi ai cittadini.
C’è da chiedersi se veramente questi partiti “anti-establishment” porteranno ad un concreto miglioramento delle condizioni dei cittadini che vogliono rappresentare o se non vi è un potenziale rischio di manipolazione delle masse che hanno deciso di dare loro fiducia.

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