La campagna elettorale più cupa

casapound

di G.G.

 

Mancano ormai meno di 24 ore all’apertura degli scatoloni che ospiteranno le schede elettorali delle elezioni politiche 2018: cosa si può dire che non sia stato già detto? Il giudizio degli opinionisti e degli esperti di politica appare chiaro: si tratta della campagna elettorale più opaca e meno seguita dal Dopoguerra.

I leader in campo, onnipresenti su televisioni e sui social, si sono tutti presentati come l’ultima spiaggia: Berlusconi, rivestito dalla sua eterna giovinezza artificiale fatta di bisturi e capelli “asfaltati”, ha affermato di sentirsi spinto a correre ancora una volta per evitare una pericolosa vittoria della “setta” 5 Stelle. Il Movimento Cinque Stelle, a sua volta, fattosi da parte Grillo, ha costruito la sua campagna su un rapido ed elementare assunto: votate noi per evitare che governino gli stessi che hanno guidato (malamente) la baracca negli ultimi vent’anni. Il Partito Democratico a guida Renzi, invece, ha avuto la logora idea di proporsi – ancora una volta – come argine contro il populismo e come una forza unica seria in campo. Salvini, infine, ha coniato uno slogan di indubbia presa: prima gli italiani, “noi” (italiani) contro gli immigrati, contro i clandestini, contro le ingerenze straniere, etc…

Il “contro” è il vero segno di questi due mesi scarsi di campagna: siamo un popolo che, in fin dei conti, non può che rispecchiarsi con la sua politica, nonostante tutte le maledizioni che le scagliamo contro . Amiamo sbraitare contro gli avversari, accusandoli di nefandezze e d’ignoranza, marchiandoli come la causa di ogni male, illudendoci così di far del bene alle nostre argomentazioni. In verità, ci stiamo scavando la fossa da soli: la denigrazione continua dell’altro, la sua raffigurazione quale male incarnato o come rappresentante dell’incompetenza, non può che portare a un imbarbarimento generale del contesto sociale e ad una notte in cui tutti le idee diventano nere. Non è un caso che – settantadue anni dopo la sua morte a Piazzale Loreto – l’ombra di Mussolini si sia allungata sinistramente nei discorsi e negli anatemi dei vari leader in campo: amato e detestato, l’ex Duce è davvero l’icona immortale attorno alla quale il Belpaese si scanna e si divide. La nostra storia, quella racchiusa tra il 1922 e il 1945, quella delle leggi razziali e del confino degli oppositori, è una condanna alla quale non possiamo sfuggire, un fantasma che tormenta le nostre notti insonni di uomini liberi ma divorati dalla crisi delle istituzioni democratiche. Una crisi mondiale e senza appello che ha portato Donald Trump alla Casa Bianca e ha fatto resuscitare movimenti para-fascisti quasi ovunque, Germania compresa.

Voteremo, quindi, contro. Nessuno di noi, o quasi, crede più che le cose possano cambiare tramite un voto, siamo tutti troppo “intelligenti” e furbi per pensarlo; siamo tutti convinti che i giochi siano fatti e il copione scritto, abituati (del resto) da anni a governi partoriti tramite sporchi accordi e coltellate alle spalle. La sfiducia verso la democrazia è talmente radicata da ridere del suo stesso significato: nessuno pensa, senza sorridere, che oggi il popolo abbia la sovranità e possa decidere il futuro. La chiusura repentina delle aziende (ultimo caso è l’Embraco di Chieri), il lavoro diventato merce a basso costo, la mancanza cronica di infrastrutture adeguate (specie nel Sud Italia): da Milano a Roma, l’Italia è un Paese che chiede risposte ma sa che nessuno potrà darle. I giovani (la categoria include anche i quarantenni ormai) scappano, o languono nel precariato o nella disoccupazione, e tutti promettono l’impossibile per aiutarli, ma i giovani stessi sanno che si tratta di promesse scritte sulla sabbia, che saranno stracciate non appena i voti verranno incassati dalle segreterie partitiche.

E poi molti giovani, quelli veri, quelli che hanno vent’anni o giù di lì, neanche votano più, imbambolati dallo smartphone e da un cumulo di relazioni virtuali che si riassumono con un “like” o un “dislike”. Come resi amorfi dal consumismo, molti di questi ragazzi non sanno assolutamente nulla del luogo in cui vivono e tantomeno del mondo, pur parlando spesso un ottimo inglese. La scuola gli dà degli strumenti per imparare, ma non certo per conoscere: oggi, i genitori per primi pretendono di costruire perfetti lavoratori e consumatori, fregandosene bellamente del fatto che il figlio sappia o meno cosa sia la Costituzione o in quale contesto sia nato il fascismo. E se nessuno insegna questo, sarà sempre più facile per le varie Casa Pound d’Italia proporsi come guida “spirituale e morale” di un popolo senza storia a cui, quindi, si può raccontare di tutto.

Nonostante tutto ciò, voteremo ancora, perché è giusto esercitare un diritto che altrove viene ancora represso. Ma, certamente, se non porremo in atto una vera rifondazione delle nostre democrazie, partendo da un programma d’emergenza che riduca le enormi disuguaglianze sociali che si sono formate tra poveri e ricchi, la democrazia non sopravvivrà bene ancora a lungo.

 

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