L’amore ci salva davvero? D’Avenia risponde

davenia

recensione di Dalila Giglio

 

“Ogni storia è una storia d’amore” è un bel libro: un bel libro che parla d’amore.

Non lo fa in maniera classica, nella forma del romanzo o del saggio, ma attraverso la narrazione di trentasei storie d’amore intervallate dal racconto del celebre mito di Orfeo ed Euridice, la storia d’amore per antonomasia, quella che “tutte le contiene”.

“L’amore salva?” è l’interrogativo che D’Avenia pone a se stesso e i lettori, ai quali propone di compiere, in sua compagnia, un lungo e suggestivo viaggio negli abissi del più dirompente e insondabile dei sentimenti umani, alla ricerca di una risposta.

Il primo e l’ultimo amore narrati -rispettivamente, quello fra Raymond Carver e Tess Gallagher e quello fra Julio Cortazar e Carol Dunlop-, hanno per protagonisti scrittori e poeti, ma a essere raccontati sono finanche gli amori fra pittori, registi, musicisti e le loro compagne, spesso anch’esse artiste dotate di grande talento. Il fil rouge che li lega l’uno all’altro sembra essere l’incapacità di questi uomini, di certo non comuni, non fosse altro che per il “dono” di cui sono provvisti, di amare le loro donne e non la Musa che alberga in loro.

A impressionare chi legge è l’amore assoluto di Fanny, Olga, Susette e tutte le altre per i loro amanti, a cui fa da contraltare l’amore, altrettanto assoluto, di questi ultimi per la Musa, per la loro arte e, quindi, per loro stessi. Nessun artista sembra capace di sottrarsi alla tirannia di colei che gli consente di dare alla luce le sue opere: persino Orfeo potrebbe aver agito non impulsivamente, mosso dal timore che a seguirlo non ci fosse effettivamente Euridice, ma intenzionalmente, spinto dal desiderio di rendere eterno quel canto, reso sublime e straziante dalla perdita della donna amata, che aveva saputo sconfiggere la morte.

L’amore inteso nel suo senso più pieno, quale quello di un sentimento che ci porta ad accettare di correre il rischio di vivere per sempre assieme a un’altra persona alla quale donarci totalmente e per la quale essere disposti a morire, agli artisti di cui ci racconta D’Avenia sembra essere precluso. Egotisti e vittime, forse a volte inconsapevoli, della loro arte, finiscono col non riuscire ad amare, o, comunque, col non essere in grado di amare del tutto le loro compagne, le quali, al contrario di essi, si mostrano, in nome dell’amore, votate al sacrificio totale della loro personalità e dei loro talenti, alla devozione masochistica e all’autodistruzione.

L’amore, dunque, salva?

Ai lettori l’ardua sentenza: personalmente, al termine di una lunga carrellata di amori tormentati e inquieti, mi verrebbe da dire di no, per il semplice fatto che, se l’amore è univoco, come lo è nei casi delle storie raccontate, nelle quali ad amare realmente -ma forse solo per via di una vocazione da crocerossina portata all’estremo- è solo uno dei due partner, essendo l’altro incapace di vedere in chi gli sta accanto qualcosa di più di uno strumento attraverso il quale ottenere l’ispirazione, allora non è amore.

L’amore salva, sembra suggerirci, invece, l’autore, perché è la sola cosa capace di sconfiggere la morte, di andare oltre di essa e di conquistarsi l’eternità, ed è per questo che “ogni storia d’amore è una vittoria sulla morte”.

Peccato che sia molto difficile, seppure non impossibile, dar vita a un amore che, attraverso la morte di se stessi e il superamento delle avversità della vita quotidiana e dell’alterità che caratterizza ogni individuo, riesca “a farsi storia” e a vincere il sonno eterno, divenendo imperituro.

L’amore, insomma, che si riveli salvifico o meno, rimane un mistero indecifrabile per gli uomini, che passano la vita a cercarlo e a domandarsi di che cosa si tratti.

Una risposta oggettiva e universale, però, forse non esiste: chi può affermare di saper spiegare perché ama e poi magari, a un certo punto, non ama più una determinata persona e qual è l’origine della nascita e della fine di codesto sentimento?

Questa e molte altre sono le domande che il lettore, a partire dal quesito iniziale posto dallo scrittore, è spinto a porsi, ed è proprio nella capacità di portare le persone a interrogarsi in maniera del tutto nuova sull’ amore, che sta la grandezza del libro.

Un libro istruttivo e ben scritto, una perla nello sconfinato panorama letterario nostrano.

“Non piangere mai per un amore finito

poiché l’amore raramente è vero

ma cambia il suo aspetto dal blu al rosso,

dal rosso più brillante al blu,

e l’amore destinato ad una morte precoce

ed è così raramente vero. […]

 

Se il più puro sogno d’amore fosse vero allora, amore, dovremmo essere in paradiso, invece è solo la terra, mio caro, dove il vero amore non ci è concesso”.

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