“Mettere le mani tra le gambe della letteratura” – Intervista a Matteo Fais

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Matteo Fais, autore di “L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde

Intervista a cura di Dalila Giglio

 

Cinico, disincantato, caustico, nichilista: sono decine gli aggettivi che si possono attagliare alla personalità di Matteo Fais, scrittore sardo che ha già fatto parlare di sè per il suo esordio letterario (“L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde”, acquistabile qui).

In questa intervista ci parla dei temi a lui più cari: la miseria dell’esistenza di oggi, la caduta verticale di senso che possiamo avvertire nell’Occidente, la sessualità come rifugio – consolazione, l’inutilità (ed eppure l’insostituibilità allo stesso tempo) della letteratura e della cultura.

Scapigliato, irriverente, senza mai peli sulla lingua: è sicuro che Fais farà parlare ancora di sè

 

Perché dovrei leggerti, Fais?

Tu non dovresti leggermi, tesoro, dovresti amarmi. Chi se ne fotte di essere un grande scrittore, del resto. Conta solo l’amore di una donna per me… Anzi, scusa, ho sbagliato: conta l’amore della DONNA, nel senso dell’amore di tutte le donne. Com’è che diceva Pavese? “Non ci si uccide per una donna, ci si uccide per la donna”. Io vi vorrei amare una per una e tutte insieme fino a perdermi, smarrire la coscienza, collassare nel femminile e annichilirmi. In due parole, vorrei morire in voi, trovare tra le vostre grazie una gioia vuota da nirvana. Tu pensi di potermi aiutare in tal senso? Amami, mia dolce intervistatrice. La vita è atroce, anzi, citando Campana: “La vita è triste ed io son solo./ O quando o quando in un mattino ardente/ l’anima mia si sveglierà nel sole/ nel sole eterno, libera e fremente”… Perdonami, gioia, oggi devo aver bevuto troppo. La tua domanda era seria, sono io a essere una presa per il culo. Perché dovresti leggermi? Perché io, bambina, conosco il dolore e ho il coraggio di dirlo. Perché questo dolore lo so tramutare in farsa. Perché la mia prosa è scoppiettante e allo stesso tempo austera, disperata, e piena della nostalgia di una gioia che non ho mai conosciuto. Quindi leggimi e, al contempo, se ti riesce, amami, te ne prego. Ti farò mettere le mani tra le gambe della letteratura.

 

Nei tuoi scritti il sesso ricorre spesso, ne appari ossessionato: da dove nasce questo interesse verso la sessualità umana?

Mia cara, il sesso è la verità… insieme all’economia. Impronta la nostra società, le nostre interazioni. Chi sostiene che ciò non sia vero si mostri tranquillamente nudo di fronte a me. Scherzi a parte, non ci avviciniamo mai all’altro senza mettere in gioco la nostra sessualità: anche ricoperti con il burqa, i nostri desideri, pulsioni, attrazioni e repulsioni sono sempre lì, latenti, ma brucianti come brace viva, a consumarci. E poi, nel contatto sociale, due esseri si fanno sempre un certo effetto, pensaci. Perfino se non dovessi provarci, per tutta una serie di motivi, non potrei comunque fare a meno di trovarti seducente o insignificante. Allo stesso modo, sono certo, tu penserai di me qualcosa. Il sesso ci impronta, è pervasivo. Certo, al netto di una pulsione che semplicemente fa la sua comparsa, le diverse società, a seconda del loro orientamento economico, ne permettono declinazioni molto differenti. Nella società liberale, per esempio, come insegna Houellebecq, il sesso è un altro aspetto della lotta per l’affermazione di sé. Come per il lavoro, che alcuni hanno in gran quantità, mentre altri invece patiscono la fame, così per l’erotismo.

C’è inoltre un aspetto del sesso che, sul piano personale, mi intriga particolarmente, ovvero il suo essere perennemente un irrealizzabile. Se anche noi, adesso, ci unissimo carnalmente, tu rimarresti altro da me e io da te. La distanza sarebbe comunque incolmabile e questa, mia cara, è la storia dell’umanità: ci siamo avvicinati, ma sempre mancandoci, sempre impossibilitati a trovare la distruzione l’uno nell’altro.

 

Credi che disporre di una buona cultura letteraria possa, ai nostri giorni, fare la differenza?

Beh, se adesso riuscissi a sedurti con la mia cultura, sì… Ovviamente, non scherzo, ma c’è dell’altro. La cultura può servire come può essere un inutile surplus. Dipende dai casi. Come sempre ciò che conta è la fortuna, trovarsi nel posto giusto, conoscere il figlio di puttana che ti porterà in alto. Certo, uno scrittore o un critico senza cultura non li immagino, eppure esistono e hanno più successo di me e di te. Hanno avuto culo. Tutto qui. La vita, come ben capirai dalle mie affermazioni, si spiega semplicemente, ma si rivela un successo solo per motivi insondabili, come la vittoria al gioco dei dadi.

 

Appari indissolubilmente legato alla tua terra: che ruolo ha la Sardegna nella tua produzione giornalistico-letteraria?

Onestamente, nessuno. Sono legato alla mia terra perché sono un essere idiosincratico e ho paura dell’aereo, come della nave… più in generale, ho paura, ma questa è un’altra questione. Comunque, utilizzo poco i mezzi di trasporto, mi piace unicamente muovermi a piedi. Della Sardegna non conosco neppure i dialetti, se non poche parole. Parlo meglio l’inglese del sardo, molto meglio. Ma stare qui o altrove non cambierebbe niente. Il mondo è stato schifosamente uniformato. È tutto identico. Proprio adesso che possiamo viaggiare senza difficoltà è diventato inutile farlo. Il mondo è ovunque lo stesso centro commerciale indistinguibile, o un salone di McDonalds. L’unico posto dove vorrei andare è l’oltretomba.

Per il resto, io vivo davanti a uno schermo di computer. A parte le persone con cui scopo, quelle con cui interagisco maggiormente durante il giorno non le ho praticamente mai incontrate, solo scambi telefonici e via email. Ma è pur vero che, se non è in gioco una spinta sessuale, a che pro incontrare la gente? L’umanità puzza ed è miserrima. Una telefonata sarà più che bastevole.

 

Pensi che sarebbe necessario operare una modernizzazione dei programmi scolastici e aggiornarli, concentrandosi sulla letteratura del ’900?

(Fais ride sonoramente e di gusto) Lotta di classe, istruzione alle masse! Ma chiudetele le scuole, una volta per tutte. Lo diceva già Papini all’inizio del ’900. Perché infliggere una simile tortura al popolo? Ore e ore seduti, tutta la giovinezza con il culo sulla sedia, per poi essere disoccupati e avere problemi alla schiena. La vita non è la scuola. Dovremmo tornare all’animalità più vera, a soffrire i mutamenti climatici di stagione in stagione, ad accoppiarci come animali, altro che aggiornare i programmi. Leopardi era più infelice del garzone che lo serviva. Solo gli scemi come me vorrebbero morire da Leopardi. Chiudete le scuole, prima che sia troppo tardi.

 

Come spiegheresti che cos’è la poesia a un bambino?

Non so parlare ai bambini, non mi interessano e non ci capisco niente. Proprio messo alle strette, più che spiegargliela, lo metterei in guardia: se ti dovesse mai passare per la testa di fare il poeta, ricordati che la poesia è quella cosa che, anche se non ci fosse, agli altri non fregherebbe nulla. Ergo, preparati ad avere una vita di cui non fregherà una cippa a nessuno. Meglio trafficare in esseri umani, tanto anche un poeta come Rimbaud è finito così. Fonda una ONG, dunque, così è tutto più pulito.

 

Spesso letteratura e cinema finiscono con l’incrociarsi: cosa pensi, in generale, della trasposizione cinematografica delle opere letterarie?

Dipende dai singoli casi. Personalmente, non so se un mio romanzo verrà mai trasposto, ma mi piacerebbe. Sicuramente, tutti i film che ho visto hanno influito e non poco sulla mia narrativa… Anche i porno. Mi hanno insegnato alcune cose fondamentali: essenzialità, brutalità, disumanità, e fascinazione per l’autodistruzione.

 

Ha senso parlare di narrativa di genere e di narrativa mainstream?

Nella vita, mia cara, possiamo fare tutto, tanto qualsiasi cosa è inutile, o nella migliore delle ipotesi superflua. Ergo, perché non divertirci a catalogare e a inventare possibili sottogeneri letterari. Bisognerà pure passare la domenica, immersi come siamo nella noia delle città e così tristemente privi d’amore e di emozioni vere. A ogni modo, certo, esistono diversi tipi di narrativa. Quella mainstream è quella che tira maggiormente e spesso con la letteratura non c’entra una mazza. Mi vuoi chiedere se vorrei trovarmi al top dei bestsellers? Ovvio, porca paletta! Non sono un romantico, adoro il successo, soprattutto perché, per il momento, non mi ha neppure sfiorato.

 

È la letteratura a essere al servizio dell’uomo o l’uomo a essere a servizio della letteratura?

Che domande profonde! Persino il prete, quando mi confessava da bambino, era più terra terra. Qualcosa tipo: “Ma tu li guardi i giornaletti sporchi, ragazzino?”. Per quel che mi riguarda, ti rispondo che io sono al servizio della letteratura, ma non sono rincoglionito. La letteratura, insieme alle altre arti, è il punto più alto raggiunto dalla mestissima storia dell’umanità. Diciamo pure l’unica attività umana che io salvi. Quindi la servo e lei mi serve per restare vivo. Senza letteratura morirei. Il resto è poco interessante.

 

L’Italia è ancora una terra di porti?

E che ne so io! Per me, l’importante sarebbe avere una donna in ogni porto. Se vuoi, potresti essere il mio approdo…

 

Scusa, ho sbagliato. Volevo chiederti se sia ancora terra di poeti?

Ah, sì, i poeti! (Fais fa uno sguardo da scemo incrociando gli occhi). Beh, così sta scritto sulla facciata del magnifico palazzo dell’Eur, a Roma. Chi sono io per contestare colui che volle quelle magnifiche parole vergate sulla facciata del Palazzo della Civiltà italiana: re in cielo, re in terra, come diceva mia nonna e come sottoscriverei io. Scherzi a parte, di poeti è pieno. Saltuariamente, qualcuno è bravo. Mi mancano i santi, e i navigatori, però. Non ce li abbiamo più, perché siamo un paese di fighette e uomini con le sopracciglia depilate. Tempo trent’anni e ci riprodurremo in vitro, porca Eva! Io non voglio esserci. Preferisco partire alla riconquista di Fiume.

 

“Quello del giornalista è il mestiere più bello del mondo”, “scrittori si nasce”: quanto di vero c’è in queste affermazioni?

Il giornalista è il mestiere più antico del mondo, ovvero corrisponde a fare la puttana, ma usando la macchina da scrivere in luogo della vagina. La maggior parte dei giornalisti sono degli esseri esecrabili. Difenderebbero chiunque, in cambio di uno stipendietto. Non hanno morale. Insomma, sono miei degni seguaci.

Se poi si nasca scrittori non so. Alcuni lo diventano dopo la pensione, per noia. Se trovassero una giovane fidanzata, gli scaffali delle librerie sarebbero vuoti (Fais ride oscenamente). Io sono giusto nato strano, poi mi sono messo a scrivere, animato dalla convinzione che la mia stranezza potesse essere la mia sola salvezza. Dunque, ci sono nato? Non lo so, so solo che essere nati è da sempre motivo di grande dispiacere per me…

 

Cosa vorresti vedere scritto sul tuo epitaffio?

La mia citazione preferita, che poi è anche l’esergo del mio primo libro: “Dunque è la stessa cosa ubriacarsi in solitudine, o guidare i popoli. L’uomo è una passione inutile”. È una citazione dal mio amato Jean-Paul Sartre. C’è dentro tutto il nonsenso della mia esistenza.

 

Aut puer aut liber (o si fanno figli, o si fanno libri): tu hai scelto i libri?

Non mi dire che aspiri a riprodurti con me, perché ti dico subito di no. Non saresti la prima, questo te lo devo confessare. Già qualcuna in passato mi propose di perpetuare la specie, ma io aspiro all’estinzione, quindi giustamente ho scelto di scrivere libri. Te l’immagini? Volevano un figlio da me e adducevano come motivazione la mia intelligenza. Io non sono intelligente, ma proprio per niente. Sono solo malmostoso e dall’ironia urticante, caustico se vuoi, sopra le righe, sotto il livello minimo della socialità, stronzo a intervalli e umano quando mi sveglio in preda a una strana ispirazione. Ma vorrei dire alle mie fan inesistenti che non aspiro a fare figli, solo a incontrarle per una sera. Per il resto, mi spiace, ho scelto la letteratura. Nel mondo siamo troppi. Ovunque mi giri, c’è umanità da ogni parte. Lo so, tu mi dirai che anche i testi sono troppi. Cosa vuoi che ti dica, qualcosa dovevo pure inventarmela in attesa della morte.

 

La letteratura ci salverà?

Lo spero per voi perché, se per caso doveste fare affidamento su di me, avreste sbagliato di grosso… Comunque, personalmente e scherzi a parte, io sono stato salvato nel mio esistere dalla letteratura. Non so precisamente cosa voglia dire questa frase, ma suona molto bene. Non trovi?

 

Come sono gli scrittori visti da vicino?

Dio ce ne scampi! La maggior parte fa pietà. Il più delle volte, ti aspetti un eroe, un uomo brillante, un dritto, e poi ti si para innanzi una mezza sega. Credimi, meglio non incontrare mai i propri miti di persona, si potrebbe scoprire che sono semplicemente degli esseri qualsiasi, solo dei miracolati scampati per un pelo da un’assunzione come impiegati d’ordine alle Poste.

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Un commento

  1. Letta in pausa didattica, una lunga intervista, irriverente e divertente. Insegno economia per cui sorrido e condivido volentieri il confronto tra il sesso e la disciplina che quotidianamente cerco di capire e di far capire. Però accettare le incertezze è da sempre una bella sfida anche quando ci rimangono poche passioni.

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