Storia di Gianni Agnelli, l’imprenditore spericolato e affascinante

Fonte: Corriere Torino

Per tutta la vita Gianni Agnelli, nato nel 1921, detto l’Avvocato, ha mandato in estasi non solo i giornali, i politici, gli scrittori e gli artisti a libro paga, ma tutti i rotocalchi del pianeta. È il padrone globale. Il principe carismatico che veste su misura, parla con la erre blesa, vive con naturale eleganza. Si sposta con il jet. Presiede consigli di amministrazione a Londra e a New York. Cena a Parigi. Sale sulle piste da sci del Sestriere in elicottero. Ama correre in auto anche dopo l’incidente sulle strade di Montecarlo, anno 1952, che lo lascerà menomato alla gamba destra. Governa a torso nudo velieri lunghi 30 metri.

Per tutta la vita Gianni Agnelli, nato nel 1921, detto l’Avvocato, ha mandato in estasi non solo i giornali, i politici, gli scrittori e gli artisti a libro paga, ma tutti i rotocalchi del pianeta. È il padrone globale. Il principe carismatico che veste su misura, parla con la erre blesa, vive con naturale eleganza. Si sposta con il jet. Presiede consigli di amministrazione a Londra e a New York. Cena a Parigi. Sale sulle piste da sci del Sestriere in elicottero. Ama correre in auto anche dopo l’incidente sulle strade di Montecarlo, anno 1952, che lo lascerà menomato alla gamba destra. Governa a torso nudo velieri lunghi 30 metri.

È amico di Porfirio Rubirosa e dell’Aga Khan. Dei Rothschild e dei Kennedy. È stato con Rita Hayworth, Pamela Churchill, Anita Ekberg e mille altre bellissime. Ma ubbidendo al nonno che raccomandava ai figli e ai nipoti di sposare solo nobildonne per mettere un po’ di sangue blu dentro al patrimonio, si è accasato con Marella Caracciolo di Castagneto, esangue principessa napoletana che ha passato la vita tra beneficenza e rose. (…) Oltre al pettegolezzo ha due passioni, la Juventus e «La Stampa», anche quelle ereditate. Nel 1977 la rivista «Time» scrive che Gianni Agnelli è conosciuto dal 100 per cento degli italiani, il papa si ferma al 90.

Mao, Tito, l’Urss

È il primo padrone occidentale che fonda fabbriche nell’Unione Sovietica e diventa amico di Andrej Gromyko. Il primo a sbarcare nella Jugoslavia di Tito. Il primo a fare affari con la Cina del dopo Mao. E insieme frequentare Henry Kissinger e Giscard d’Estaing. L’unico imprenditore invitato a pronunciare il discorso di inaugurazione dell’anno accademico a Oxford.

La sua giornata tipo descritta da «Le Monde»

«Le Monde», il principe dei quotidiani francesi, racconta con meraviglia la sua giornata tipo. Sveglia alle sei. Colazione nel parco settecentesco di Villar Perosa servito dal suo maggiordomo personale. Volo in elicottero fino all’aeroporto di Torino, dove lo attende il jet, direzione Roma, per presiedere il consiglio di amministrazione di Montedison. Alle tredici rientro a Torino per il pranzo con un banchiere milanese. Dopo una siesta di trenta minuti, rito immutabile, un salto a Milano al volante della sua Ferrari per un appuntamento d’affari. Subito dopo un volo in elicottero sulle piste di St. Moritz per un’ora di sci. Poi a Londra, dove prima di cena, nella galleria del suo amico David Somerset, duca di Beaufort, compra un Picasso o un Bacon, i suoi due pittori preferiti. (…)

Cuccia e Gheddafi

L’azienda che gli è stata consegnata da Valletta funziona a meraviglia per inerzia, fino allo scoglio dello shock petrolifero, anno 1973, quando il mercato mondiale dell’auto va in crisi e Agnelli è costretto a occuparsene e a prendere decisioni. Ma siccome non sa che fare, sbaglia due volte. Prima mettendosi nelle mani di Enrico Cuccia, patron di Mediobanca, l’uomo che tira tutti i fili del capitalismo italiano, annodandoli alla sua maniera. Poi in quelle di Gheddafi, il dittatore libico coinvolto in tutti i fuochi del terrorismo internazionale, a cui cederà il 10 per cento delle azioni, con massima irritazione degli Stati Uniti.

 

Gli anni degli scioperi e della diversificazione

Cuccia ha una ricetta pronta per la Fiat, diversificare gli investimenti, e ha un uomo per metterla in pratica, Cesare Romiti, romano, cresciuto povero «con pane, mortadella e bicicletta», che sognava di fare il guardiano del faro e invece diventerà per un intero ventennio il guardiano della Fiat. (…) Sono gli anni duri della ristrutturazione e del terrorismo (…), la fabbrica occupata per 35 giorni dagli operai in sciopero contro i licenziamenti. (…) Romiti governa e Agnelli torna a regnare, a viaggiare e mostrarsi con la gentile condiscendenza di chi pensa ad altro. Mentre lui veleggia con Azzurra, la Fiat entra in altre cento aziende, nella grande distribuzione con Rinascente, nell’agroalimentare con Danone, nel cemento e nelle costruzioni con Impregilo, nel tempo libero con i Club Méditerranée, nelle assicurazioni, nelle banche, nella chimica, nelle armi. Strategia che però non funzionerà mai abbastanza, bruciando non i profitti, ma migliaia di posti di lavoro e miliardi di soldi pubblici.(…). Ma prima ci sarà ancora da attraversare la bufera di Mani pulite, che Agnelli scampa grazie allo scudo di Romiti e degli avvocati che trattano coi magistrati di Milano, ammettono un numero circoscritto di tangenti, sacrificano una manciata di manager, compreso Paolo Francesco Mattioli, direttore finanziario, il numero tre della Fiat che resterà per trentotto giorni a San Vittore.

 

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