La disuguaglianza, flagello d’Occidente

di G.G.

 

C’è un generale che marcia silenzioso, ma inflessibile, verso le nostre terre: si chiama disuguaglianza, e i numeri rilasciati dalla ong Oxfam ne descrivono bene l’inesorabile avanzata. Il dato agghiacciante che si imprime nella mente è uno: l’1% della popolazione guadagna quanto il restante 99%.

LA DITTATURA DEI RICCHI

Oggi i nostri sistemi politici non sono più democrazie, lo scettro del potere non risiede più nei Parlamenti o nelle aule della giustizia; quale giustizia si può invocare in un mondo ove 42 persone detengono la ricchezza posseduta da 3,7 miliardi di persone? Dove è la democrazia se un amministratore delegato guadagna in un giorno quanto i suoi dipendenti in un anno?

La crisi dell’Occidente, che investe numerosi campi (dalla filosofia alla politica, passando per le scienze sociali), diventa palpabile quando parliamo dei soldi, che ormai girano solo e sempre nelle stesse tasche. L’82% della ricchezza prodotta nel mondo tra marzo 2016 e marzo 2017 è finita all’1% della popolazione. Di fatto, lavoriamo per mantenere e ingrassare una supercasta globale che non conosce regole, nè confini. Siamo schiavi inebetiti di un capitalismo globale che ogni giorno allarga ancor di più la distanza tra chi sorseggia vino su uno yacht e chi è costretto a vagare tra i rifiuti per trovare qualcosa da mettere sotto i denti.

IL LAVORO CHE NON DA’ RICCHEZZA 

Ebbene, viene da chiedersi se lavorare abbia ancora un senso: la risposta è probabilmente no, almeno se si associa al lavoro la possibilità di migliorare concretamente la propria vita. Un operaio cinese si spacca la schiena per 12 ore al giorno, fa enormi sacrifici, vive in una casa prefabbricata di periferia…e tutto ciò per cosa? Un tozzo di pane, una televisione, forse una cena fuori ogni tanto. Nel contempo, a pochi chilometri di distanza, il padrone della fabbrica gira in Ferrari, compra aragoste e lascia parte del suo stipendio in un casinò di Macao.

Questo della Cina è solo un esempio: la disuguaglianza, infatti, certamente sta galoppando in Asia e in Africa, ma di certo non risparmia la vecchia Europa o gli Stati Uniti. Oggi il lavoro è povero, poco retribuito e anche (spesso) poco sicuro; mentre arricchirsi con le speculazione finanziarie o immobiliari, per chi ne ha la possibilità, è un gioco da ragazzi, così come aprire delle società fittizie offshore nei paradisi fiscali in cui occultare i propri lauti guadagni.

LA CRISI POLITICA SENZA FINE

Molti pensavano che la ripresa globale, che pure stiamo vivendo (seppur in maniera molto attenuata), avesse messo a tacere le Cassandre che predicevano un crollo politico dell’Europa e dell’Occidente; effettivamente, questo crollo non c’è stato, ma l’insofferenza dei popoli è sempre più evidente, e si esprime nelle maniere più impreviste.

La classe media occidentale, che di fatto non si è mai ripresa dallo scoppio della Grande Crisi del 2008, è piena di rabbia e di rancore: un distillato che (lo vediamo sempre più spesso) sta portando a una rapida ascesa delle destre radicali un po’ ovunque, a partire dall’Est Europa e passando anche per la Germania – dove un partito come Afd ha preso il 13% alle recenti elezioni legislative di settembre.

Il generale disuguaglianza, se non verrà affrontato, travolgerà tutto ciò che incontra.

 

 

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