Le meraviglie d’Italia e la schizofrenia degli italiani

di Dalila Giglio

 

Com’è bello Bolle che balla e quant’è bello Angela quando parla: si potrebbe riassumere così, in maniera puerile nonché sintatticamente e intellettivamente povera, il pensiero che è balenato nella mente dei circa 5 milioni d’italiani che hanno guardato, nei giorni scorsi, lo spettacolo televisivo dell’ètoile e Principal Dancer e il nuovo programma del divulgatore figlio d’arte.

Commenti entusiastici, sui social e sui giornali, hanno seguito la messa in onda delle due trasmissioni, entrambe premiate da ascolti elevati, piuttosto rari in tempi di pay tv.

Ma che bello, davvero: ci sarebbe da gioire, se solo non si trattasse di una farsa.

Non che Bolle non rappresenti un’eccellenza internazionale della danza o che l’Italia non possegga più della metà del patrimonio artistico mondiale, ma… tutta questa ammirazione eccitata, sarà genuina, scaturirà tutta dalla sete di conoscenza e dalla meraviglia che affiora quando ci si trova al cospetto di qualcosa di bello? O sarà, invece, un rigurgito nostalgico di patriottismo? O piuttosto la smania di far sapere a una platea potenzialmente infinita che si è colti in quanto si guardano e si apprezzano programmi di elevato tenore culturale?

A me qualche sospetto viene.

Roberto Bolle è bravissimo: è una bravura oggettiva e come tale innegabile, è una bravura di quelle che non si presta a non essere apprezzata nemmeno dai detrattori della danza -quelli che ritengono il ballo un’attività ad appannaggio esclusivamente femminile, tanto per intenderci-, perché Bolle, quando danza, è la Danza stessa fatta persona.

Ma chi guarda lo spettacolo di Bolle in televisione, cosa apprezza, davvero, dello show? I balletti in quanto tali, la perfezione dei movimenti, le coreografie, i momenti in cui si parla della vita di un danzatore professionista, o piuttosto i siparietti con i personaggi comici e il corpo scultoreo, e spesso seminudo, dell’ètoile?

Perché, parliamoci chiaro, lo spettacolo è interessante, ma se non fosse inframezzato da momenti d’intrattenimento e se Bolle non fosse così aitante ed elegante, o se solo portasse in scena un balletto per intero…davvero 5 milioni e mezzo di persone lo guarderebbero ammirate e poi si precipiterebbero a scriverne bene sui social? Non credo proprio. Dicasi lo stesso se la trasmissione andasse in onda più di una volta l’anno.

Come minimo, gli spettatori e i commenti positivi sulle piattaforme sociali, si ridurrebbero della metà.

E dell’Italia, che vogliamo dire?

Pare che molti si accorgano che sia magnifica solo quando la vedono in un programma di Alberto Angela, che tutti si affannano a dipingere come una sorta di essere soprannaturale: un affascinante eterno ragazzo, un grande oratore, un uomo con una cultura sconfinata.

È guardando i programmi di Angela che gli italiani sembrano rendersi conto di quanto il Belpaese sia realmente incantevole, ricco di storia e cultura, e di quanto essi non lo conoscano affatto, perché restii a spostarsi o in quanto convinti che all’estero sia tutto più bello, meglio organizzato ed economico (quella dell’erba del vicino che è sempre più verde è una vecchia storia, si sa).

Possibile che ci sia bisogno di guardare una trasmissione televisiva per capire che siamo circondati dalla “grande bellezza” e che, con un po’ di buona volontà e non necessariamente dovendo disporre di un ingente patrimonio, tutti possono beare della visione di almeno una piccola parte di essa? No, non credo nemmeno questo.

Diciamo che noi italiani siamo fatti così, inclini ad autocelebrarci o a disprezzarci a seconda dei tempi e delle circostanze, ma anche un po’ umorali, ciarlatani e teatranti, e che la libertà della Rete ha accentuato queste nostre caratteristiche.

Le trasmissioni di Bolle e di Angela, in verità, piacciono tanto perché i loro ideatori e “conduttori” sono, rispettivamente, un uomo bello che danza divinamente e un uomo affascinante e colto abilissimo nell’ars oratoria: se a ballare e a divulgare attraverso il mezzo televisivo ci fossero uomini meno prestanti e capaci, gli stessi spettacoli piacerebbero decisamente di meno.

Non me ne vogliano gli amanti della danza e coloro che conoscono e apprezzano l’Italia e il suo patrimonio a menadito, che saranno di certo molti ma non tanti quanti quelli che s’incollano davanti al televisore quando vanno in onda Danza con me e Le Meraviglie (ma anche Ulisse).

Forse sono cinica, o malpensante, ma credo che a essere pronti ad apprezzare la danza e le bellezze storico culturali del nostro paese nella maniera in cui intendono Bolle e Angela, siano ancora in pochi.

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