Sacro e profano

di Giuseppe Lupoli

 

Natale è la festa religiosa per antonomasia. Sicuramente, negli ultimi decenni, il consumismo ha trasformato questa giornata in uno dei simboli dell’economia occidentale, con la corsa ai regali e all’acquisto di beni più o meno superflui. E’ la festa dei bambini e dei loro desideri, ma anche la festa di chi non è più un bimbo e continua a bramare il regalo dei propri sogni. In poche parole, al netto della depressione tipica delle feste natalizie, sono felici tutti: credenti e atei o agnostici, bambini ed adulti.

Pochi giorni fa, durante una giornata passata a Milano, proprio nel suo centro storico, dove lo shopping è più sfrenato e la folla brulica nelle vie commerciali della metropoli meneghina, sono rimasto colpito da un’immagine. Sui ponteggi che circondano una parte del Duomo, in restauro, dal lato della Galleria Vittorio Emanuele II, c’era un maxischermo che pubblicizzava, senza sosta, beni da acquistare, come quei canali del digitale terrestre che, per ore, propongono le televendite.

Pur non essendo io un cattolico molto fervente, quell’ immagine di commistione evidente, tra sacro e profano, mi è rimasta impressa. Pochi giorni fa, facendo zapping, ho visto il nuovo spot natalizio della Conad: ad una giovane donna impegnata a fare la spesa con il proprio compagno, iniziano le doglie e partorisce negli spogliatoi riservato ai dipendenti del supermercato. Un’evidente citazione della “Sacra famiglia” rivisitata ai giorni nostri; da una capanna al supermercato. Ero rimasto basito dallo schermo sul Duomo di Milano, ma questa pubblicità mi ha rincuorato. Al profano non c’è limite.

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