La generazione senza sonno

di G.G.

 

A 18 anni, tre ragazzi su quattro dormono meno di 8 ore a notte, e addirittura solo il 3% dorme più di otto ore. Questi, in sintesi, i risultati di una ricerca condotta al Fatebenefratelli di Milano e coordinata dagli psichiatri Claudio Mencacci e Gianni Migliarese.

Una privazione auto-imposta del sonno che sta provocando un vero terremoto nelle coscienze dei più giovani: la mancanza di un adeguato riposo, infatti, è associata a un rischio maggiore di depressione e di disturbi dell’alimentazione. La domanda ricorrente è: come siamo arrivati a questo punto?

Prima ancora dei vituperati smartphone, che con il loro sbrilluccichio notturno sono certamente una delle concause di quanto avvenuto, è d’obbligo notare come vi sia una “tara” mentale a monte: vale a dire, l’idea (malsana) che andare a letto tardi sia “cool”, mentre seguire i propri ritmi sia da “sfigati”. Nella società odierna, del resto, l’invito continuo che proviene dai media è quello di fare, di muoversi, di essere attivi a ogni costo. L’ozio, il prendersi del tempo per sè stessi, o addirittura (eresia) la voglia di staccare del tutto dagli impegni, sono visti come segni inconfondibili di una personalità balzana e accidiosa.

Come evidenziato da Jonathan Crary nel celeberrimo saggio  “24/7”, la vita all’interno del capitalismo globale è una sequenza ininterrotta di attività finalizzate al conseguimento del proprio benessere: mangiare, lavorare, fare il week-end, chattare, navigare su Internet, comprare oggetti su Amazon. Un’esistenza senza pausa dove, lentamente, noi stessi diventiamo dei brand e siamo costretti a “venderci” per diventare appetibili sul mercato del lavoro o nelle relazioni affettive.

Il tempo del sonno, quello in cui siamo cullati tra le braccia di Morfeo, diventa un’inaccettabile atto di “boicottaggio” verso il sistema organizzato della vendita e del consumo, tanto che i supermercati (aperti spesso per 24 ore su  24) sono lì apposta per approfittare delle nostre compulsioni d’acquisto – anche negli orari più improbabili. Diventare insonni è, in un certo senso, uno degli obiettivi inconfessabili che sta alla base della cultura delle luci e dei grattacieli: le metropoli come New York o Londra hanno fatto della notte un vero business, vantando un numero impressionante di locali, club, discoteche (o anche semplici ipermarket) nei quali il sonnambulo moderno possa sfogare i suoi istinti consumisti.

Per chi non ha i soldi – o il tempo – da poter dedicare a una nightlife da sogno, non rimane che l’alternativa “povera”: diventare insonni per dipendenza da chat o da social network. Passare ore e ore a compulsare il proprio smartphone, attendendo un sonno che mai arriverà.

Questo è il destino di molti giovani che vivono in Italia e in Occidente: sta a loro, svegliarsi dal sonno della ragione, che genera insonnia, e trovare una via per potersi riaddormentare e godere di una vita meno stressante ed asfissiante.

 

 

 

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