Che barba, che noia…

di Giuseppe Lupoli

 

Quest’anno, ha vinto il Pallone d’Oro Cristiano Ronaldo. Il campione lusitano ha vinto per la quinta volta questo prestigioso riconoscimento, come il suo eterno rivale Lionel Messi. E’ dal lontano 2008, che questi due “extraterrestri” si dividono il primo piazzamento per la conquista del trofeo ideato dalla rivista francese “France Football”. La monotonia la fa da padrona. Un duello, senza intrusi, come neanche nel tennis, degli ultimi anni, è successo con la rivalità Federer-Nadal.

Cristiano Ronaldo e Lionel Messi sono, sicuramente, due giocatori fuori dall’ordinario, che hanno segnato nell’ultimo decennio abbondante, centinaia di gol a testa. Quindi, sono il meglio che il calcio attuale possa esibire. Pochissimi giocatori hanno caratterizzato un’epoca, come hanno fatto loro due.

A molti appassionati sorge, però, un dubbio: un trofeo individuale può “fossilizzarsi” solo sul talento per decidere chi deve essere premiato? Negli ultimi anni, anche altri giocatori avrebbero potuto ambire al Pallone d’Oro ma, non sono riusciti a scalfire questo duopolio portoghese-argentino. Iniesta, ad esempio, nel 2010 segnò il gol-vittoria nella finale del Mondiale con la Spagna, ma arrivò secondo. Nel 2014, Neuer, che vinse il Mondiale con la Germania e si consacrò, definitivamente, come il miglior portiere del pianeta, arrivò “solo” terzo.

Qui scatta il dilemma: bisogna premiare sempre e comunque il talento o, di volta in volta, si può valutare e premiare giocatori “normali”, in base all’andamento dell’annata? Se si segue solo il principio del talento, a tutti gli altri calciatori rischiano di rimanere solo le briciole. Infatti, se si considerano i gol, i numeri di Cristiano Ronaldo e Messi sono fuori da ogni logica, rispetto agli avversari di turno.

Per l’immediato futuro, i giovani talenti non mancano, basti pensare a Neymar e Mbappé. Inoltre, i nostri due campioni stanno, inesorabilmente, invecchiando. Probabilmente, a breve, vedremo altre facce sulla copertina di “France Football”, con il trofeo tra le mani.

Quanti giocatori, però, in questo decennio, sono stati privati di un riconoscimento che avrebbero meritato? Questo, però, è il bello del calcio, che non è una scienza esatta e che con i suo verdetti, molte volte discutibili, ci dà la possibilità di fantasticare con i tanti “se…” che lascia in sospeso.

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