I (tristi) titoli di coda di una leggenda

di Giuseppe Lupoli

 

Capita, spesso, che i grandi giocatori abbiano una fine della carriera abbastanza triste e malinconica. “Uscire di scena” non è mai facile, soprattutto per chi è stato un giocatore che in campo ha fatto la differenza. Ad esempio, Zidane si ritirò dalle scene con la testata a Materazzi, lasciando un’ultima immagine di se’ stesso calciatore, improntata alla violenza e non alla classe cristallina che Madre Natura gli aveva donato. Citando un grande calciatore italiano, non può non venire in mente Maldini, che lasciò nel 2009, ma che, nelle ultime stagioni, aveva visto ridursi le proprie presenze in campo, per colpa degli acciacchi fisici. Questi giocatori, però, non ebbero un declino troppo lungo e a età diverse, Zidane a 34 anni e Maldini a quasi 41, chiusero con il calcio giocato con prestazioni degne del proprio glorioso palmares.

Rooney è tornato in estate nel suo amato Everton, dove tutto cominciò, quando debuttò a soli sedici anni. Nel 2004 il passaggio al Manchester United, una delle squadre più prestigiose del Mondo, lo consacrò ai massimi livelli per una decina d’anni. I record sono molti: è il giocatore con più gol nella Nazionale Inglese ed anche con più gol in Premier League, con una sola squadra e che ha segnato di più in tutte le competizioni con i Red Devils. Per diverse stagioni, si può dire che sia stato tra i dieci fuoriclasse più forti in circolazione, con gente come Cristiano Ronaldo, Messi, Ibrahimovich o Iniesta.

In queste ultime annate, il suo gioco, un mix di tecnica e forza, di classe e furore agonistico si è via a via reso più macchinoso e lento, portandolo ad essere messo ai margini nel Manchester United ed in Nazionale, già intorno ai trent’anni. Adesso, spente da poco trentadue candeline, cerca di dare il suo apporto in un Everton in forte difficoltà. Come per tutti i fenomeni precoci, anche per il buon Wayne, la spia della riserva dell’energia si è accesa molto presto; ad un’età in cui molti altri interpreti del gioco del calcio riescono, ancora, a dare tanto sul rettangolo di gioco.

Rooney ha scelto di non ascoltare le “sirene” cinesi che lo volevano portare in Oriente, per molto denaro e di stare in un dei campionati più difficili della Terra; però è triste vederlo, oggi, arrivare sempre un attimo dopo sul pallone e far fatica a seguire il gioco che, freneticamente, gli passa accanto. Il suo sipario si è chiuso troppo in fretta, sia per lui, che per noi che l’abbiamo apprezzato. Una carriera passata veloce, come le sue pazze corse in campo.

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