Lui non era in lista

di Giuseppe Lupoli  (in foto, Carlo Tavecchio, ex presidente della FIGC)

 

Quante volte gli habitué delle discoteche si sono sentiti dire all’ingresso dei locali: “Siete in lista?”. I più fighi riuscivano ad entrare e gli altri, senza “appoggi politici” di qualche PR potente, rimanevano fuori al freddo.

Carlo Tavecchio è arrivato ai massimi livelli della politica del calcio, oltre i settant’anni, diventando Presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio nel 2014, dopo molto tempo passato alla direzione della Lega Nazionale Dilettanti. In seguito alla mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali russi del 2018, sotto le pressioni di tutto l’ambiente dello sport italiano, si è dimesso – pochi giorni dopo la cacciata del Ct Ventura.

Come si usa dire: “Piove sempre sul bagnato”. Adesso, è stato anche accusato di molestie sessuali da una dirigente federale. Dopo le gaffes a forti contenuti razzisti e misogini, anche queste accuse così gravi non lo aiutano nel difendere se stesso ed il proprio operato.

Le pressioni dell’ambiente ed i numeri che mancavano (per farlo rimanere attaccato alla sua poltrona) hanno messo la parola fine alla sua presidenza. Giovanni Malagò, presidente del CONI, è stato uno di quelli che più si è speso per far sì che le sue dimissioni diventassero realtà.

Tavecchio avrebbe dovuto dimettersi per le sue esternazioni, spesso gravi, e non per i risultati sportivi di una Nazionale, che già non godeva di ottima salute al suo arrivo. Se si prendessero solo gli esiti positivi, come metro per decidere se sia necessario dimettersi o meno da una carica, Malagò avrebbe anche potuto dimettersi dopo le ultime Olimpiadi, visti le prestazioni non eccelse dei nostri atleti, in diverse discipline.

Si sa che personaggi come Malagò o Montezemolo, “in lista” da sempre, con dei pedigree di prestigio e appoggi nel jet set, non devono rispondere dei risultati e che spesso sono infastiditi dalla presenza, nelle stanze dei bottoni, di estranei al loro mondo dorato. Chi, pur non partendo dal loro ceto sociale, arriva in alto, deve, al più presto, “sloggiare”.

Questa non è una difesa di Tavecchio, che avrebbe dovuto dimettersi appena eletto, ma è una constatazione di un modo di pensare, molto diffuso, nella classe dirigente italiana. Se non sei “in lista” non puoi entrare per divertirti e, se sei riuscito ad aggirare la security, appena ti scoprono, devi andartene.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...