L’anno zero del calcio italiano

In foto: la disperazione dell’Italia dopo l’eliminazione

 

di Giuseppe Lupoli

L’Italia è un Paese basato sul calcio. Dalla nascita dell’Italia repubblicana, il “gioco del pallone” è diventato lo sport più seguito soppiantando, nel giro di pochi anni, il ciclismo. Ovunque, si parla di schemi, giocatori, squadre, allenatori e di quel mondo così dorato: in ufficio, in fabbrica, nelle scuole e per la strada. Buona parte dei bambini che praticano uno sport, giocano a calcio, spesso spinti da genitori fanatici che vorrebbero vedere il proprio pargolo giocare in Serie A. Per non parlare delle secolari rivalità campanilistiche, acuite da motivazioni calcistiche. Siamo una delle nazioni, in cui il football è diventato un qualcosa di serio e non è più un semplice gioco.

Pochi giorni fa la nostra Nazionale ha perso gli spareggi contro l’abbordabilissima Svezia e non si è qualificata ai Mondiali, dopo sessant’anni dall’ultima mancata qualificazione al torneo più importante. Subito noi, popolo di ct mancati, abbiamo iniziato a prendercela con il selezionatore, il buon Ventura, che – si vedeva lontano un miglio – non era supportato dall’ambiente ma, ormai, solo sopportato. Purtroppo, è come alterarsi con il contadino che porta al mercato frutta ed ortaggi di pessima qualità dopo un periodo di eccessiva pioggia o di siccità; che colpa ne può avere? Ugualmente, si può dire per il “povero” allenatore genovese: ha scelto il meglio che il calcio del Belpaese può offrire oggi, cioè molto poco.

Io, fino alla partita con la Spagna di settembre, sono stato molto fiducioso sul futuro della Nazionale. Quella sconfitta ha “rotto” qualcosa rendendo i veterani meno determinati ed i giovani più incerti. Ventura ha avuto il coraggio di provare a lanciare i giocatori più promettenti, ma questo non è bastato. Il nostro, però, è una calcio che è in crisi non da oggi ma, bensì, da anni ed è lo specchio di una società in cui non si investe per il domani, ma si pensa solo a vivacchiare sui fasti del passato. Una squadra di club italiana non alza una coppa in Europa dal 2010 ed a livello federale la situazione è ancora peggiore: l’Under 21 ha vinto l’ultimo Europeo nel 2004 e i senior hanno conquistato il Mondiale nel 2006.

Ormai la nostra Serie A, arrivata da alcuni anni a venti squadre, è diventata un campionato di seconda fascia con diverse “squadre materasso” che, invece, a livello di rappresentative nazionali europee, stanno sparendo. I bomber azzurri, che in Italia fanno sfracelli, nelle partite con la Nazionale, in molti casi, non toccano palla e questo non per forza è dovuto alla loro scarsezza ma, bensì, probabilmente, al fatto che il nostro torneo è così poco performante che non li abitua agli alti livelli. Un po’ quello che capita con il campionato Primavera, che non prepara i giovani al “salto” nel calcio dei “grandi”. Ormai, da anni, si parla dell’eventuale nascita del campionato delle seconde squadre per colmare questa lacuna. Purtroppo, come spesso accade nel Belpaese, si parla molto ma poi non si agisce.

Qualche talento c’è e si spera che possa “sbocciare” al più presto, anche se si può pensare che questo sia un periodo congiunturale di decrescita del nostro calcio e quindi si debba semplicemente aspettare che passi “‘a nuttata“. All’età degli Insigne e dei Verratti d’oggi, i vari Baggio, Del Piero e Totti avevano già fatto faville; non sempre un grande talento riesce ad esprimersi del tutto e questo potrebbe essere il caso degli aspiranti campioni d’oggi. Inoltre, in un campionato con squadre come l’Inter e l’Udinese, dove giocano quasi tutti stranieri, come può un ct scegliere i giocatori per la Nazionale? Abbiamo migliaia di ragazzini che giocano a calcio, in tutta Italia, ma poi, non riusciamo a trovarne alcune decine che diventino dei campioni. Sembra un qualcosa di impossibile.

Alla fine come spesso accade negli affari italici si è trovato il capro espiatorio, il ct, che è stato prontamente cacciato; non si era accorto di avere in casa diversi Maradona e Pelè ed ha convocato dei brocchi. Cacciare il selezionatore è la via più facile e che cerca di mascherare i motivi della crisi. Non basta cambiare una faccia quando il sistema ed i suoi interessi rimangono i medesimi.   Historia magistra vitae.

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