Ostia: simbolo dell’Italia del peggio

scritto da G.G.

 

Forse ha ragione Romano Prodi che, in un’intervista rilasciata giovedì a “Repubblica”, ha parlato di Italia “nel baratro”.

Tuttavia, il concetto di baratro è molto relativo: i tempi che viviamo sono molto fruttuosi per le clientele, per la politica malata, per i clan mafiosi, per i circoli “nazionalisti” e para-fascisti in cerca di consensi facili. L’Italia è un grande stivale a disposizione di gruppi di potere e capetti locali, sempre pronti a fare i propri interessi e – nel contempo – ad aizzare la massa quando c’è il rischio che qualcuno tocchi la loro tasca o i loro privilegi.

Le nostre televisioni, abituate ormai un racconto dei fatti molto lontano dalla realtà, parlano di “ripresa”, come se i risicati più “zero virgola” potessero far fronte a una situazione di evidente impoverimento economico e culturale. Solo le organizzazioni di estrema destra, cinicamente, sfruttano la disperazione degli emarginati per portare acqua al loro mulino d’odio.

L’intreccio tra criminalità organizzata-comunità politiche è divenuto endemico che può capitare persino che un neo-deputato del “parlamento” siciliano venga arrestato (con gravi capi d’accusa) il giorno dopo essere eletto, senza destare grande scandalo presso una popolazione ormai abituata al peggio.

E, a furia di abituarci al peggio, abbiamo reso l’Italia – che rimane comunque uno dei Paesi più belli al mondo – un luogo più triste e più inospitale, dove a prendere le “testate” (metaforiche e non) sono spesso i migliori, mentre i peggiori sorridono e speculano su una crisi morale sempre più evidente.

 

 

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