L’Isis è finito (forse)

scritto dalla Redazione

La mattina dell’8 novembre è caduto l’ultimo bastione dell’Isis in Siria, la città di Abu Kamal. La cacciata degli ultimi jihadisti è avvenuta grazie all’azione congiunta di milizie Hezbollah (provenienti dal Libano) e di combattenti sciiti provenienti dal sud dell’Iraq.

La guerra contro l’Isis era iniziata nel giugno 2014, quando il califfo Al Baghdadi aveva dichiarato la nascita del Califfato nelle grande moschea di Mosul (Iraq). Dopo quel punto apicale, tuttavia, l’organizzazione terroristica ha cominciato a perdere sempre più terreno, fino alla recente sconfitta (ottobre 2017) a Raqqa – la “capitale” del Califfato.

In questi lunghi tre anni la guerra contro le bande dell’Isis è stata condotta essenzialmente da tre forze: da un lato l’esercito siriano fedele ad Assad (con l’aiuto decisivo di iraniani e milizie Hezbollah), dall’altro le milizie curde del Rojava, e infine (in tempi più recenti) le milizie popolari sciite provenienti da Baghdad e dal resto dell’Iraq.

La sconfitta territoriale dell’Isis è certamente una buona notizia, ma i recenti episodi di cronaca (tra cui l’attentato condotto a Manhattan da un terrorista uzbeko) fanno ritenere che ci vorranno ancora anni, o forse decenni, prima che l’inquietante sigla “Isis” scompaia dalle nostre vite. Il rischio di atti terroristici, compiuti magari da combattenti filo-Isis che ora si apprestano a tornare in Europa, è molto elevato.

 

 

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