Le molestie: cosa pensiamo davvero?

di Dalila Giglio 

 

Quando tutti, ma proprio tutti sentono di dover dire la propria sull’argomento del momento, tacere è una scelta obbligata.

Ma arriva il momento in cui, per una ragione più o meno valida, si è costretti a venir meno al proposito del silenzio: mi ero riproposta di non far sapere al ristretto nugolo dei miei lettori quello che penso dell’affaire Weinstein & company, ma la notizia delle accuse di molestie mossa a Kevin Spacey mi ha indotta ad abbandonare il mio proposito. Non so se il sapere che uno dei propri attori preferiti -che si è sempre ritenuto una persona rispettabile, oltre che un valido attore- sia un sedicente molestatore costituisca, o meno, un valido motivo per far udire la propria voce, ma sento di non poter fare diversamente.

Ecco, dunque, quello che penso sulla spinosa questione delle molestie e dei ricatti sessuali.

Anzitutto, sono fermamente convinta, e lo sono sempre stata, che nessun individuo, uomo o donna che sia, abbia il diritto d’invadere la “bolla” prossemica dell’altro, che si tratti di un uomo o di una donna, senza il suo esplicito consenso, con baci, abbracci, carezze o palpeggiamenti: nel momento in cui lo fa, viola il corpo altrui e non rispetta l’essere umano, esattamente identico a lui in quanto tale, che ha davanti.

Penso, altresì, che nessuno, maschio o femmina che sia, dovrebbe rivolgere apprezzamenti verbali a sfondo sessuale a un uomo o a una donna, salvo che si conosca la persona in questione e che si sia assolutamente certi che gli stessi siano da loro graditi (o almeno tollerati di buon grado). Va da sé che chiunque subisca condotte sessuali, fisiche e/o verbali, non desiderate (a maggior ragione quando si tratta di molestie perpetrate con l’uso della coercizione), abbia il tutto il sacrosanto diritto di denunciare l’avvenuto, nonché di renderlo pubblico attraverso i mezzi d’informazione, qualora nelle sue possibilità.

Ritengo, inoltre, che il sesso, in qualsiasi forma, non possa e non debba mai essere né una merce di scambio né uno strumento di sopraffazione.

Fatte queste doverose, forse banali, ma necessarie premesse, ci terrei a dire cos’altro penso.

In primo luogo, sono dell’avviso che sia necessario fare gli opportuni distinguo: fra i vari tipi di molestie e tra molestie e stupro. Non esistono molestie accettabili o prive del connotato della gravità, ma un apprezzamento sconcio indesiderato non è un palpeggiamento non richiesto, così come un palpeggiamento malaccetto non è uno stupro. Sono tutti atti esecrabili e immorali, ma non si può fare di tutta l’erba un fascio.

In secondo luogo, credo che ciascuno di noi dovrebbe cercare di evitare di concedere favori o di cedere a ricatti sessuali, anche quando a essere in gioco è la nostra posizione professionale o il mantenimento di un segreto per noi di vitale importanza. E’ una questione di rispetto nei nostri confronti, più che di morale. E nel momento in cui si decide di fare altrimenti…allora penso che bisognerebbe tentare di evitare di sentirsi delle povere vittime senza alcuna responsabilità, poiché una percentuale di responsabilità la si ha, quando si decide di dire sì a un atto sessuale per non perdere qualcosa o per non essere ostacolati in qualcosa. Il che, naturalmente, non vuol dire che non si possa poi pentirsene e decidere di rendere pubblica la propria esperienza (che comunque, a voler essere onesti, raccontata a molti anni di distanza non perde di valore ma risulta meno incisiva).

Infine, credo che noi tutti dovremmo smetterla di fare gli ipocriti e di fingere di scandalizzarci per i satiri, di vario orientamento sessuale, che riempiono le pagine dei giornali in questi giorni con le loro malefatte: chi di voi non è mai stato oggetto di una molestia fisica o di una molestia verbale a sfondo sessuale, da parte di una persona dell’altro sesso o dello stesso sesso, nel corso della propria esistenza? Nessuno, oso immaginare: e chi ha avuto la fortuna di non esserlo ancora stato…purtroppo lo sarà, un giorno.

E chi di voi, invece, può sinceramente affermare di non aver mai molestato fisicamente o verbalmente qualcuno, dell’altro sesso o del suo stesso sesso, nell’arco della propria vita, scagli la prima pietra (contro Weinstein, Spacey, Dustin Hoffman e i molti altri i cui nomi verranno alla ribalta nei giorni a venire).

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