Tutti gli errori della Spagna spingono i catalani verso la secessione

di Giacomo Giglio

 

La Spagna democratica è una creatura recente: la sua Costituzione, frutto di un faticoso compromesso tra il Partito Popolare e i socialisti, ma alla quale parteciparono anche altre forze politiche, è nata solo nel 1978.

Pur essendo uno stato sovrano antichissimo, la Spagna ha sempre dovuto fare i conti con una variabilità spiccata di costumi e tradizioni: dal nord-ovest della Galizia fino al nord-est dei Paesi Baschi, passando per le mai sopite spinte separatiste della Catalogna.

Dopo un confronto durissimo, che sfociò anche nel terrorismo dell’Eta (Euskadi ta Askatasuna), i Paesi Baschi hanno ottenuto una semi-indipendenza da Madrid, che ha reso la zona basca autonoma da quasi tutti i punti di vista – compreso, parzialmente, quello fiscale.

Gli indipendentisti catalani, “illuminati” dall’esempio basco, hanno cercato negli anni di contrattare sempre maggiori concessioni sul tema fiscale, da incorporare in un nuovo Statuto; ma il nuovo Statuto (sul quale c’era l’accordo di Barcellona e del governo Zapatero) venne bocciato dalla Corte Costituzionale nel 2012. Da ricordare che proprio il Partito Popolare di Rajoy, ora al governo di Madrid, fu un fiero oppositore di maggiori concessioni ai catalani.

Rajoy non ha mai voluto aprire a un dialogo diretto con gli indipendentisti e la situazione si è fatta via via sempre più tesa, fino ad arrivare alla giornata di ieri: un primo ottobre nero per la reputazione della Spagna. Le immagini degli 800 feriti dalla Guardia Civil spagnola, entrata nei seggi con la forza, hanno messo in imbarazzo anche la cancelliera Merkel e molti paesi dell’Ue.

C’è da scommettere che le violenze di ieri non abbiano fatto altro che gettare benzina sul fuoco dell’indipendentismo: Barcellona, nel giro di pochi giorni, potrebbe dichiarare unilateralmente la propria indipendenza da Madrid. E a quel punto, forse, le immagini di ieri potrebbero essere solo un antipasto di ciò che potrebbe accadere.

 

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