Nemo profeta in patria

di Giuseppe Lupoli

 

Un giocatore che a pochi giorni dal suo venticinquesimo compleanno è già stato allenato da mister come Allegri, Ancelotti, Conte, Del Bosque, Lopetegui, Mourinho e Zidane, e in campo ha giocato al fianco di campioni come Buffon, Casillas, Cristiano Ronaldo, Iniesta, Pirlo e Ramos e ha vinto tra le altre cose due campionati in Spagna, due in Italia e due Champions League, può dirsi riconosciuto universalmente come giocatore affermato ad alti livelli.

Non è questo il caso di Alvaro Morata, di professione talentuoso attaccante. Dopo essere cresciuto tra Atletico Madrid, Getafe e Real Madrid a livello giovanile, sembrava poter affermarsi definitivamente anche nella Prima Squadra dei blancos come, ad esempio, fece molti anni prima Raul. Viste le sue grande qualità, a soli diciott’anni debuttò con i grandi, buttato nella mischia da Jose Mourinho.

Pur non giocando molto, nel 2014 riuscì a raggiungere il record di media-gol,  battendo due mostri sacri come Cristiano Ronaldo e Messi. Gli spazi erano sempre troppo pochi, essendo sempre “chiuso” da giocatori come Benzema e lo stesso Cristiano Ronaldo. Vinse, però, con Carlo Ancelotti la sua prima Champions League.

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Morata, alla Juventus, festeggia la vittoria della Coppa Italia del 2016

 

Venne prestato alla Juventus del nuovo tecnico Allegri, dove piano piano si affermò come giocatore che poteva fare la differenza anche in Europa. Infatti, nel suo secondo anno sotto la Mole (2015-16) segnò cinque gol di fila in Champions League come un certo Alessandro del Piero nel 1995-96, portando la squadra torinese alla finale. Vinse due Campionati e due Coppe Italia, segnando anche un gol nella finale del 2016 contro il Milan.

Il ritorno alla casa madre, gli regalò un’altra “Coppa dalle grandi orecchie”, ma lo spazio per lui, in una rosa, rimasta “stellare”, fu sempre poco. Anche in Nazionale, in questi anni ha dovuto combattere per un posto nell’attacco delle “Furie rosse”. Con il Ct odierno Lopetegui, entra spesso dalla panchina, perché il modulo con il falso nueve non lo aiuta nelle scelte tattiche dell’allenatore ma, spesso, riesce a fare la differenza comunque.

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Morata e Conte al Chelsea

Questa estate, ha deciso di andare nel campionato più competitivo e spettacolare del pianeta, quello inglese, al Chelsea di Antonio Conte, che proprio quando lo spagnolo arrivò alla Juventus, si era appena accasato come selezionatore della Nazionale azzurra.

Questa può essere l’occasione giusta, lontano da casa propria, dove non è mai stato valorizzato a pieno, per dimostrare a tutti che il suo ruolo è quello del campione e non del giocatore di alto livello che, in mezzo ai fuoriclasse, può ambire, al massimo, ad essere un comprimario.

 

 

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