“Irma”, “Harvey” ci dicono che il riscaldamento climatico può portarci nel baratro

di Giacomo Giglio

 

Sono giorni di passione per gli Stati Uniti e per le isole caraibiche: l’uragano Irma sta seminando terrore e vittime (per ora ne sono state accertate sedici) e sta distruggendo gran parte del patrimonio abitativo e naturale di quelle terre.

La distruzione di Irma, peraltro, segue di pochi giorni quella provocata da “Harvey”, che ha mietuto decine di vittime tra Texas e Louisiana e potrebbe aver causato danni per oltre 5 miliardi di dollari – ma si tratta di stime preliminari.

Per quanto ci sembri di vivere in una macabra riedizione di un film apocalittico, dobbiamo ricordare che uragani e cicloni sono fenomeni naturali e prevedibili: la loro forza bruta, senza freni, è in un certo senso un “memento” per noi umani circa l’onnipotenza delle circostanze della natura, che di certo non si cura dei nostri capricci e dei nostri beni materiali.

Tuttavia, saremmo sciocchi se ancora una volta pensassimo che “tutto è regolare”: la magnitudine degli uragani sta divenendo via via sempre più forte, e ormai pare accertato il collegamento con il riscaldamento globale complessivo del Pianeta. Le temperature superficiali della Terra sono sempre più elevate e questo non può che portare a un surriscaldamento pericoloso della temperatura degli oceani; oceani sempre più caldi, in poche parole, significano uragani sempre più distruttivi.

Dopo un’estate che in Europa ha portato delle temperature estreme accompagnate da una siccità implacabile e anormale (tutti i fiumi italiani hanno in questo momento una portata inferiore di almeno il 50% rispetto alla norma, e le sorgenti del Po sono in secca), dovrebbe aumentare nel mondo politico la consapevolezza che il riscaldamento climatico sarà una vera e propria piaga in questo secolo. Una piaga che, se non affrontata adeguatamente, ci porterà a un’apocalisse non più vissuta sugli schermi cinematografici, ma tragicamente reale.

E, del resto, proprio a proposito di oceani e di acqua, proprio in questi giorni è risuonato l’allarme globale dell’Onu: uno studio condotto da Orb (una no profit americana) in collaborazione con alcune università americane ha rivelato che l’83% dell’acqua che beviamo è inquinata da microparticelle di plastica. La plastica invade tutto: oceani, fiumi, laghi, terreni. Speriamo che non invada presto anche i nostri cervelli.

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...