Gli “xennials” e la nostalgia anni Ottanta

di Dalila Giglio

 

Ho avuto il mio primo cellulare alla fine delle superiori ed era un “mattone”; non ho guardato Willy il principe di Bel-Air ma ho amato guardare Friends in tv; uno dei film a cui sono emotivamente più legata (non certo perché sia un capolavoro e pur non essendo il mio genere) è Jurassic Park; non ho potuto vedere un concerto dal vivo dei Nirvana, uno dei miei gruppi preferiti ancora oggi, perché ero troppo piccola; non sono mai impazzita né per gli Oasis né per i Blur, all’epoca del Britpop, perché avevo orecchie e cuore solo per i Litfiba (pur riconoscendo la bravura di ambedue i gruppi) ma, come tutti i miei coetanei, durante l’adolescenza mi è capitato di ascoltare anche i Blink 182, gli Offspring e le Spice Girls.; ho avuto un account MySpace, ho usato MSN Messenger e ho posseduto, ma utilizzandolo pochissimo, un walkman; ricordo esattamente quando ho sentito parlare per la prima volta di Google e Facebook.

Dunque, stando al sito australiano news.com.au, che ha stilato una vera e propria lista per capire se si appartiene o meno alla generazione di mezzo, quella che sta a cavallo tra la cosiddetta Generazione X e quella dei Millenials, sono una Xennial. Anzitutto perché sono nata nel 1983 e, in secondo luogo, perché trovo rispondenza fra i punti della suddetta lista (che ho riassunto sopra) e il corso della mia esistenza giovanile.

E pensare che mi sarebbe bastato nascere l’anno successivo per rientrare nella generazione ipertecnologica, quella dei Millenials (anche se non mi è ancora del tutto chiaro cosa accomuni un ventenne con un trentatreenne, fatta salva l’eventuale immaturità che, però, la vita ci insegna non avere sesso né età). E invece, eccomi figurare tra gli Xennials, assieme a tutti coloro che hanno visto la luce tra il 1977 e il 1983, tra i quali lo stesso scopritore e ideatore di tale generazione, il professore universitario australiano Dan Woodman, nativo del 1980.

È una buona notizia? Pare di sì, atteso che la Xennial Generation è stata definita, per via della capacità dimostrata dai suoi appartenenti di sapersi adattare brillantemente a due universi completamente differenti, l’analogico e il digitale, la migliore.

Insomma, potrei forse lamentarmi di rappresentare il The Best? Di non essere né ottimista né pessimista, altra caratteristica propria degli Xennials?

Beh, a essere onesta, sì.

Ok, Woodman ha ragione, noi della fascia 34-40 non possiamo essere definiti né Millenials né generazione X, perché in effetti siamo passati facilmente dal mondo pre digitale a quello digitale e, di fatto, abbiamo un po’ dell’uno e un po’ dell’altro: ma Xennials… è proprio un nome terribile, sebbene risulti dalla fusione dei nomi delle due generazioni di cui siamo il prodotto! Magari X&M Generation sarebbe suonato meglio e avrebbe avuto un sapore meno alieno.

Nome a parte, siamo proprio sicuri che essere la generazione Xennial sia la più fortunata?

Io non sarei così sicura. D’altronde, lo stesso professore indica in essa degli individui “né ottimisti né pessimisti”, “diversi”, “fuori dagli schemi”, delle persone in bilico fra due mondi; detta così, non suona tanto bene. Gli Xennials appaiono degli individui confusi, un po’ estraniati dal mondo, che non sono né carne né pesce.

Certo, è innegabile che chi è nato fra il ’77 e l’83 abbia avuto la possibilità di fare esperienze che ai Millennials oggi sono precluse, però non per tutti l’adattamento al digitale è stato spontaneo e recepito di buon grado. Io, ad esempio, mi sono adattata rapidamente, seppure con qualche resistenza, ma del mondo analogico continuo ad avvertire una certa nostalgia: mi piacevano i telefoni a gettone, i cd musicali, i cellulari che telefonavano e mandavano sms e basta, gli appuntamenti in cui si aspettava anche tanto senza sapere se l’altro sarebbe veramente arrivato, le cartoline dalle località di vacanza, gli auguri fatti per telefono o con un biglietto.

Adattabili sì, insomma, volenti o nolenti lo siamo velocemente diventati, però in effetti ci sentiamo davvero un po’ a metà, sappiamo di non appartenere appieno a nessuna delle due epoche in cui siamo vissuti e viviamo e, più che “i migliori”, abbiamo la sensazione di essere borderline.

D’altronde, provate voi non Xennial a passare da un’epoca in cui furoreggiava Smells like teen spirit a una in cui spopola Despacito senza battere ciglio.

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